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Ugo Piscopo ◊ Dialogo (quasi) a bocca chiusa con Ignazio Apolloni



Tuttavia. Dialogo (quasi) a bocca chiusa

… Intanto, si era venuto stringendo un dialogo anche con Ignazio Apolloni, ma più cool, più squisitamente letterario. Ignazio aveva cominciato a inviarmi in regalo i suoi libri-oggetto, sketch-poesie e provocazioni di sinestesie del linguaggio iconico e di quello verbale. Ne seguivo lo svolgimento, osservando concordanze futuriste e audaci contattazioni  del fumetto e del cinema.
Ma improvvisamente un giorno mi scrisse una letteraccia, lunga, articolata, con tutti gli spazi bianchi occupati. Aveva acquistato e letto un mio libro, Novecento e tradizione, dove io cercavo di analizzare il sorgere e l’affermarsi della tradizione del nuovo nella poesia italiana del XX secolo. Era la seconda edizione di tracciati di un ciclo di mie conferenze tenute a metà degli anni Sessanta all’Istituto Italiano di Cultura di Tripoli.
Ignazio mi accusava di integrazione nel sistema e mi disconosceva come amico e compagno di strada, di svendita dell’ “anti”. Per lui passato presente e futuro andavano giudicati unicamente secondo la legge della nostra irriducibilità all’ordine costituito, che era l’irriducibilità tout court.
Gli risposi con delle precisazioni e distinzioni storiche e filologiche. Ma credo che la risposta non gli facesse né caldo né freddo perché non me ne dette riscontro. A lui bastava aver segnalato all’amico la caduta di impegno ed essersi sfogato. Le sue incazzature sono eventi: hanno una nicchia in quel momento e in quello spazio, poi vengono affidati a se stessi. “Chi avrà vedrà”, dice loro Apolloni e va appresso a cercare altre nicchie da riempire con la sua insopprimibile tensione creativa e con la sua follia.
Sostiene Pirandello che dentro ognuno batte una corda pazza. Io credo che dentro Apolloni batta più di una corda pazza. Così, l’originalità è assicurata.
Originale, Apolloni è originalissimo. Non sto a tracciarne un profilo, per rispetto della natura della nota. Ma qualche glossa almeno va apposta sulla presente stagione.
La quale continua a mantenere fede, molto generosamente, alla poetica dell’ “anti” sottoscritta coralmente nel gruppo negli anni Sessanta.
L’indocilità non solo all’aulico, al curiale, all’accademico, ma anche al confortevole e al gradevole che tanto spesso si coagula e gratifica autori e fruitori della comunicazione media e perfino di quella bassa e degradata, dove non manca chi si rifugi per dileggio delle misure e convenzioni alte, produce sciami sismici di annichilimento di tentativi e tentazioni di addomesticamento alla cosa immonda che è il sistema. Il non senso si compiace di appostarsi fin dall’inizio per poi fare sberleffi al lettore nel corso dei lavori o alla fine degli stessi, ridendo della sua ingenuità a non essersene accorto subito. Il divertimento, di etimo palazzeschiano, che pertanto rivendica il diritto sia di scollegarsi aprioristicamente da implicazioni ideologiche e moralistiche, sia di aggirarsi in allegria intorno a ogni spunto o pretesto ludico, scompiglia e sconvolge le trame supposte o supponibili delle vicende.
Questo è oggi come ieri, anzi forse più di ieri, perché Apolloni, col passar del tempo, rende ancor più lieve e giocosa la disponibilità all’avventura ideale (e forse anche esistenziale). Perché appartiene alla razza di quelli che nascono non per restare giovani, ma per essere ogni momento, in ogni prova, giovani sempre.
Ma il gioco, oggi, è per lo scrittore molto più sottile di prima e i veleni che egli dissemina nel suo fare sono molto più insidiosi e tenaci. La strategia stessa della poiesis è più astuta, potendosi Apolloni giovare del dialogo che viene intrattenendo con dei volponi della letteratura come Gramigna e Finzi.
Il segno più tangibile degli acquisti coscienziali sul versante della mimesi è nell’opzione, che non possiamo dire definitiva, perché niente è definitivo nella storia e tanto meno per il nostro Ignazio, per la narrativa, che è sempre acuminatamente “anti”, ma che in questi ultimi anni è sempre più pervasa come attività fondamentale e fondamentalmente verbale, anche se sollecitata da tecniche verbali dei nuovi media, dal cartoon alla tv e al computer. Sembra proprio che Apolloni finalmente si sia deciso a prendere cittadinanza, ma anche residenza, nel romanzo, nella novella, nella favola.
Ma vediamo quali scherzi perversi egli continua a fare a danno (ma anche a vantaggio) delle istituzioni letterarie.
Partiamo dalla favola, che a un siciliano riesce spontanea, perché “discende per li rami”.
La predisposizione sorgiva alla fabulazione e alla favolistica non cerca, in Apolloni, contaminazioni con l’esotico e la sensualità mediterranea e saracena, come ad esempio in Bonaviri (anche lui siciliano, non a caso). L’autore non si lascia implicare né antropologicamente, né sociologicamente, né subliminarmente.
Egli è deciso a servirsene, perché è venuto scoprendo che in tale inclinazione possiede una risorsa decisiva. Ma stabilisce di servirsene senza compiacimenti, al di là degli schemi, perché non può farne a meno.
Modernamente, cioè in senso innovatore e sperimentale insieme, va a saggiare le possibilità della favola prima nell’avvicinamento delle punte con il fumetto alla Charles Schulz, alla Johnny Hart (l’autore di B.C.), alla moda di Al Capp.
Successivamente, dopo e durante frequentazioni delle “anime” giapponesi e di Tiziano Sclavi, rilancia la favola e il racconto per i giovanissimi con provocazioni nichilistiche.
Il ricorso alla favola è strumentale apertamente alla registrazione della morte della stessa.
Ignazio Apolloni
    Capellino
    Edizioni Intergruppo-Singlossie
         Palermo 1991
Si apra a caso una pagina di Capellino (1991), la prova più impegnativa e significativa di Apolloni nella narrativa per ragazzi, e si troveranno a iosa periodi lunghi, addensarsi di materiale semantico non tarato sulle capacità d’intelligenza (e di suggestione) di chi è in fase di sviluppo, rinvii a esperienze letterarie e artistiche sofisticate della modernità, riporti linguistici da milieu sociali e culturali raffinati. In pratica la favola c’è ma solo promessa, allusa, appena suggerita. Essa si cerca come fruitore non il bambino o il ragazzo vero, ma l’adulto mentalmente maturo e vaccinato ai mali della vita e agli scherzi del linguaggio, in cui tuttavia abiti l’albale innocenza degli inizi.
Questo lettore in Capellino troverà deliziose occasioni di sognare a occhi aperti e riscoprire il piacere dell’invenzione e dell’intrigo. Analogo pubblico cercava Mozart per le sue favole settecentesche o Ciajkovskij con Il lago dei Cigni e lo Schiaccianoci.
Ironia, svuotamento dall’interno di ogni contenutismo narrativo, trasgressione, giuoco crudele al massacro delle convenzioni, ma intrisi di brio creativo, animano egualmente le opere non favolistiche.
Ignazio Apolloni
GILBERTE
Novecento
Palermo 1994
Gilberte (1994), ad esempio, un libro di 563 pagine, è un romanzo anti-intermeta. Come acutamente osserva Gilberto Finzi, in esso, “come in una lezione del grande Lacan, il testo sa molto di più di quanto non sappia il suo autore”. La complessa, intrigata, sfaldata vicenda rappresentata implode in mimesi del caos che incombe e circola non solo sul mondo contemporaneo, ma sul mondo in sé e si fenomenizza nell’avvolgente, gratuita narratività, anonima eterna, dettata da una “bouche d’ombre”.
Ormai, l’accettazione di trovarsi e guardarsi nella letteratura come specchio della realtà e intersezione della stessa, è piena. La sottoscrizione è in Racconti patafisici e pantagruelici (2000). Qui tutto il gusto dello scherzo e dello scherno è avvolto nella consapevolezza che in questione non è solo il fantasma dell’oggetto, ma il destino stesso di chi parla insieme con quello del corpo della parola.
E’ un punto alto toccato da Apolloni. Forse il più alto e persuasivo. Ma un punto anche di approdo dell’agonismo di Antigruppo-Intergruppo.


Ugo Piscopo
Intergruppo n.12
Palermo t maggio 1978




MCon anti testi di letteratura ideologica, polemica, interventi di 
ugo piscopo, gianni toti, spartaco gamberini, lamberto pignotti, eugenio miccini, luciano ori, sebastiano vassalli, v.s.gaudio
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