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LATTUGA A CANNONATE▐ Fabio Giovinazzo

LATTUGA A CANNONATE: L’ORA DI P’YŎNGYANG! Fabio Giovinazzo ØSMILE 3.2017
Kim Jŏng-ŭn tra materiali eterogenei non è un soggetto fuori del gioco. Nella comunicazione si oppone al problema narrativo legato alla sua ineluttabile natura, quindi l’assoluto rigore è un meccanismo leggendario della resistenza al mondo giapponese, infine il terrore verso l’artificio raffinato dell’obiettivo chiuso rimanda al prestigio del combattente senza macchia. Fissazione cinematografica dell’apparire? Travolgente bambolotto creato da uno scienziato pazzo? Ambasciatore di quella fede incerta sullo sbocco finale? Il matrimonio con l’Armata Rossa viene dopo la Manciuria e prima del comando sul paese riassunto a cura di un comitato per la lunga vita: usando la macchina del tempo, infine. La fantasia di una crudeltà attraverso il gioco della natura contenente l’indistruttibile schermo rovesciato dell’infelicità; chiuso in un deludente finale, la presenza delle macchine addolcisce il suo rapporto con la selvaggia pulsione che giu…
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Caffè 2 □ Un'altra Stimmung con i Caffè di Loris Maria Marchetti e le sedie di Giorgio Ramella

Caffè 2. Un’altra Stimmung con i Caffè di Loris Maria Marchetti  e quelle sedie di Giorgio Ramella
I Tra i piccoli caffè della città più accoglienti e discreti per rintanarsi anche con una che non era l’amato bene e nemmeno l’odiato male ne trovai uno ideale con quella sedia blu di Ramella, in pieno centro, forse addirittura in piazza Vittorio Veneto, sotto il portico, e tolsi quel fagotto dipinto dal pittore e Oh, che sollievo, avevo camminato per ore dentro la mia solita Suite turinoise e poi a quell’ora se non ti siedi su una sedia blu come potevi tenerlo sulle ginocchia l’analemma esponenziale del tuo oggetto “a”?
II Era davvero un locale di provincia un po’ vecchiotto, polveroso, un po’ per poeti consunti e anche per quelle sedie impagliate di Ramella, che messe una là fuori sotto il portico e un’altra vicino al Juke-Box arriva Vanessa Ferlito e altro che pelle delle seggiole ti fa una lap-dance  impareggiabile e i vetri smerigliati con lo stemma nobiliare leggermente sbiadito filtrano la forza virile del poet…

Il giorno che rapirono Emanuela Orlandi □ UH.Noir

13 giu 2017 — Il 22 Giugno 2017 saranno passati 34 dalla scomparsa di Emanuela. Non ci lasceremo mai rubare la speranza di arrivare alla Verità per darle Giustizia. Grazie anche alla Questura di Roma avremo uno spazio importante per poter ricordare Emanuela. Ci incontreremo, per chi vorrà e potrà venire, giovedì 22 Giugno in Piazza Giovanni XXIII dalle 17.30 alle 20.00 portando con voi un'immagine di Emanuela o qualunque cosa possa ricordarla. Grazie a tutti voi per la vostra continua vicinanza e solidarietà. Un abbraccio, Pietro.






IL 22 GIUGNO 1983 □ Il giorno che rapirono Emanuela era venuta l’estate il giorno prima non mi arrivò quel giorno niente per via postale, solo l’avviso di pagamento dalla Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania per il n.4 di “astra” per la rubrica di mia moglie, Marisa Aino[i], e in edicola c’era già l’”astra” di luglio con un mio test sulla coppia e un altro sul segno del mese[ii], e a pensarci adesso il giorno prima mi era arrivato il “Topolino” quello con data 19 giugno 1…

Premio Letterario Nazionale Culdacqu'alta □

PREMIO LETTERARIO NAZIONALECULDACQU’ALTA OVVERO: LA MASCHERA E IL VOLTO di Mario Grasso Questa fedele quanto strabiliante testimonianza a mo’ di cronaca è storia. Storia della Letteratura italiana al suo prendere forma e abbrivo. I luoghi del suo teatro sono arcinoti lippis et tonsoribus, scritto in latino per scimmiare (e non scimmiottare) un dativo italiano sul calco ciabattini e barbieri. E va bene. Così bene che è il meglio tra i migliori della Patria. Lagrippassila infatti è una patriottica citt’aperta italiana a tutti i traffici universali d’ogni commercio e non le poteva essere imputata l’eccezione di non avere dalla sua anche la culla (in veneto “cula”) della Letteratura al suo farsi storia da cronaca che s’era manifestata in sua base d’autore. E, come si sa, tutto si sa. Come fin d’allora e in origine l’evangelico “Ciò che farete al buio sarà visto alla più chiara luce del giorno e quanto direte all’orecchio sarà gridato dai tetti delle case”. Quest’ultima affermazione potrebbe …

"Anterem" 94 □ Alejandra Pizarnik e Georg Trakl

È in distribuzione il numero 94 (giugno 2017) della rivista di poesia e filosofia “Anterem”. In questo fascicolo viene dibattuto l’affascinante tema “Non c’è fine al principio”. A questo proposito, convengono al dialogo poeti e filosofi , in un succedersi avvincente di poesie e saggi. Significativamente il numero dà evidenza alle vertiginose prose poetiche di Alejandra Pizarnik, nella traduzione di Silvia Lavina, oltre che a testi di Georg Trakl nelle inedite traduzioni di Giampiero Moretti e di Gio Batta Bucciol. I nostri lettori troveranno alcune preziose anticipazioni sul sito: http://www.anteremedizioni.it/numero_94_giugno_2017 Questo numero straordinario va richiesto alla direzione: flavio.ermini@anteremedizioni.it ! Alejandra Pizarnik El sueño de la muerte o el lugar de los cuerpos poéticos Esta noche, dijo, desde el ocaso, me cubrían con una mortaja negra en un lecho de cedro. Me escanciaban vino azul mezclado con amargura. El cantar de las huestes de Ígor Toda la noche escucho el llamam…

La catalana seduta nel "Red Square" di Malevich □

L’esercizio singolare nel Red Square a Taras Come dentro il Red Square di Malevich, era un’abitudinaria. Vestiva sempre, da sempre, un completo grigio: aveva anche un nageur grigio, e un altro, di ricambio, con lo stesso rosso del quadro di Malevich. Non è importante, ma aveva tre paia di cappelli. Faceva la catalana seduta, in primavera, alle sette meno cinque; d’estate all’alba; in autunno alle nove e quindici e d’inverno appena dopo il tramonto, nei 6 gradi del primo crepuscolo, quello civile. Custodiscono l’esattezza della sua pratica quattro sveglie, ricondotte non al fuso di Roma ma alla longitudine in cui attuava il compito. Poi, era pronta per uscire, del tutto consapevole della gravità e del peso del suo pondus. Come nel quadro di Malevich, amava  passeggiare nel quadrato di una piazza, un cammino di 28 minuti. Poi prendeva un caffè e rifaceva il percorso. Una volta a casa, non amava leggere né libri né giornali, tutt’al più faceva qualche cruciverba. Rifiutava vento e piogg…

Massimo Sannelli □ QUATTRO POESIE del 1940

In Italia la poesia contemporanea, come si diceva qualche tempo fa, è in linea di massima contemporanea al 1940. (E al 1940 italiano, non europeo). Marco Giovenale, 27 maggio 2006
QUATTRO POESIE del 1940

La potenza è il tamburo rotondo, e lo suona l’infanzia caduta
nella fogna civile del mondo,
e lo sogna l’infanzia paurosa
nella storia italiana dell’uomo:
ma le rondini sono le immagini, 
l’inviolato sta su tra le rondini,
c’è chi sogna i Re Magi ed il Principe,
e nessuna cosetta dei piccoli
è in realtà una vittoria, per ora.


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Il duca è guida, divertire è eccesso,
e il suo libello viene dall’eccesso,
come i talenti della gioventù:
un angioletto non si trova più,
una ninfa, un bambino, un certo amore
reale non ci sono, solo cose
e automi, istrioni, mimi e burattini,
e allora il fuoco amico se li mangia.

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In un’ora la tregua
c’è stata, piena e bella;
densa e lucida, come
la Luna su; e alle nuove
favole – come torna
la bocca al seno pieno? –
ora si crede e basta.


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L’unica furia senza mente è …