Si narra, ma si è al limite tra la
leggenda storica e la leggenda metropolitana, che tutti gli uomini di Amantea,
in età di foia, conobbero la tecnica sadica del suo erotismo: ognuno dei
sudditi fu, a seconda del caso, delle circostanze e del suo mestiere,
scopatore, guardone, maiale, sodomita; ognuno di essi poté toccare a cappella
spiegata la fregna reale o godere sodomizzandola o sborrandole in bocca, o
sulla schiena, in faccia, tra le mani, sulle poppe sode.
Amava le fave a pertica, i
cazzi-batacchio, autentica coltivatrice del fallo irregolare non le piacevano i
pistoli semplici, quelli d’ordinanza, le vanghette o le erezioni indecise.
Reclutava i pingoni,valutandone
misura e possibilità evolutiva, analizzando, nell’ordine, poeti, astrologhi,
monaci, scultori, taglialegna, boia, soldati, bifolchi, stallieri.
Tra i poeti, sceglieva il
verseggiatore orgoglioso e maniacale, pieno di boria sempre che fosse dotato di
un entusiasmante “manuale di retorica sessuale”.
Tra gli astrologhi, i selezionati
possessori del membro plutonico dovevano essere individui dall’evidente
feticismo.
Tra i monaci, Giovanna sceglieva
il cazzo a preghiera, estenuante, certosino, paziente, tenace, diligente e
pietoso fallo della tolleranza e dell’indulgenza.
Gli scultori preferiti erano
quelli dotati di una mazza che, per durezza, rammentasse il porfido.
Quando ebbe esaurite le
potenzialità sessuali della popolazione maschile di Amantea, Giovanna I passò
ai cavalli. Come si dice? Cavalcando, prese la mano e, da amazzone
proprietaria, finì col galoppare a briglia sciolta. Qui la giumenta scelse tra
cavalli da sella e da carrozza, disdegnò quelli da lavoro e da tiro.
C’è chi fa notare la sequenza
deterministica del destino erotico della regina: dall’astrazione e dalle
fantasie dei poeti, giù fino alla concreta definizione del soldato, prima, e
del bifolco, poi. Per ritrovare nella stalla l’imbizzarrimento sessuale e lo
scalpitare erotico definitivamente perso con lo stalliere.
Col poeta, Giovanna I sbrigliò la
fantasia e visse fuori dal mondo, chiavò illusioni e ticchi, ne irrumò il
piffero itifallico; col soldato fece pugne e pugnette, fece agguati e fece
prede, spogliò e intimò la resa. Col bifolco abbandonò il campo di battaglia
per i piaceri del solco; apprezzò lo scorrimento, l’infiltrazione,
l’allagamento, la sborra a pioggia e a sorso. E quando ormai l’irrigazione fu
del tipo a goccia, nella stalla Giovanna I dimenticò il cielo del poeta, le
stelle dell’astrologo, le preghiere del monaco. Assaporò il rinculare dello
stalliere, che la cavalcò fin quando si illuse cavaliere o pur semplice
fantino, fino a che la regina ruppe l’andatura o lui rimase al palo e Giovanna,
nel cadere, vide il membro dello stallone.
Non capì, nemmeno allora la
circolarità del suo destino; non si chiese il perché di quello scendere dalle
stelle alle stalle per uno stallone. Non capì che l’incontenibile, che si
manifesta in modo circolare nei bisogni pulsionali, può sprigionare il
primordiale della nemesi, il suo basso e ferino scatenamento impetuoso.
L’erotismo sadico è vitale,
caparbio, sicuro di sé, prepotenza reale di chi fa la regina. Nella
sintomatologia estrema comporta come ultimo stadio l’omicidio sadico. Zoccola
alla perenne ricerca del pisello e della verga, fottuta troia e scappellatrice
di cazzi, che non t’accontenti di copulare e di sbocchinare, di fornicare e di
giacere, di essere sbattuta e trombata, non puoi permettere che la voluttà che
mi hai dato si allontani dal castello della tua sensorialità: la sborrata
dell’amante, nello spezzare la durata del piacere, non può essere nominata. Ma
che dico nominata, non potrà essere nemmeno fantasticata, pensata. Ti sei tolta
la voglia, ne hai dilettato il cazzo e lo delizi con le acque del Tirreno. Bagnata
la zoccola a succhi di minchia, la zoccola inabissa il fallace sburratore.
Capriccio lunare, pensò l’astrologo un attimo prima di toccare il fondo. Luna
in Cancro in quadratura con Marte?
La nemesi provocata dal flusso o
dal riflusso, pur essendo abissale, stava al caldo nella stalla, aveva sì la
potenza di un maremoto ma per Giovanna aveva solo la potenza del cavallone. La
nemesi è progressiva, come l’onda del mare, può fingersi morta o stazionaria,
ma ha in sé un vortice. E’, prima, gorgo o turbine, quando si traveste del
sadismo della regina. Diventerà impeto, frenesia, per aggredire il sadismo.
Avrà la potenza reale dell’incoordinazione motoria degli animali, nascosta e
goduta nel proprio bisogno pulsionale, ti darà l’estremo godimento scatenando
l’istinto.
La nemesi napoletana(“Chi pazzea
cu’o mulo, nun le manca nu caucio ‘nculo”) è contenuta nel richiamo equino
della regina: “Ciuccio c’arraglia, le prore ‘o battaglio”.
Diffusa presso le civiltà
contadine, la pratica animal
contempla giovani puberali che accarezzano il membro dell’asino. Oggi, questo
sub-genere della pornografia bizarre
ha numerose modalità d’uso. Facoltosi zoofili comprano addirittura una pantera
da sodomizzare o scopare. Alcune donne amano farselo mettere dal proprio cane.
E, cosa ancor più smodata se non impossibile, gradirebbero prenderlo da asini e
cavalli.Cosa non impossibile per una regina del 1300 sulla costa tirrenica
della Calabria: gli stallieri, che la presero e furono graziati dal suo
sadismo, a che servono una volta spompati se non ad aiutare l’avida fottitrice
a godere il fallo equino? Non si può non pensare che il proverbio “Attacca ‘o
ciuccio addò vo’ o patrone” ad Amantea fosse stato cambiato in “Attacca ‘o
ciuccio ch’a u vo’ ‘a patruna”.
Non ci è dato sapere quanti
cavalli si fece Giovanna I, prima di morire sfondata dalla nemesi che un bel
giorno si distrasse e gli stallieri non controllarono più l’irruenza della
bestia.
La vitalità e lo spirito realista
del sadismo sono enormi, ecco perché la regina, dall’infinito che godette con
il fallo del poeta, approdò all’immenso membro equino.
C’è un’altra enormità nel carattere del sadico: lo spirito d’iniziativa. Che si
fa sfacciataggine, può farsi immane senso della provocazione, fino a rasentare
l’audacia più azzardata e rischiosa. Anche perché il sadico vuole vedere le cose
come sono, toccarle, non riesce a rendersi conto di un qualcosa se non ne tasta
la concreta consistenza.Un “sadico reale”, poi, è ancor più audace ricercatore
dell’effettivo: non c’è da meravigliarsi, dunque, che alla donna regale piaccia
la reale concretezza del dato e della prova. D’altra parte, se Woody Allen amò
una pecora, Giovanna I fece sesso con i cavalli. Se vogliamo, l’amore-animal di
Woody Allen di questi tempi a Manhattan è più trasgressivo e impossibile
del sesso-animal di Giovanna I nel XIV
secolo ad Amantea.
Di questa gran porcellona non si
hanno dati antropometrici, non si sa se fosse alta, né se avesse mani grandi e
affusolate e neppure se una siffatta amante del fallo equino avesse un podice
da giumenta.
Considerato l’appetito sessuale
della signora, si può ipotizzare, facendo riferimento al formulario di Nicola
Pende, prima un determinato temperamento e, poi, il relativo habitus.
Se Giovanna I d’Angiò aveva un
temperamento ipergenitale, si deve
supporre uno sviluppo precoce delle forme sessuali, dotate dei caratteri
somatici più spiccati. La statura è bassa, il petto predomina sugli arti. Il
carattere è calmo ed energico. La “macrogenitosomia” farebbe pensare a una figa
del tipo che il Kama Sutra chiana Ashvini, la
donna-giumenta o addirittura Karini,
la donna-elefante: l’una ha lo yoni profondo nove dita; l’altra, dodici.
Se si prende per buona l’ipotesi
del temperamento ipergenitale e quindi la correlazione costituzionale del tipo
tozzo, necessariamente Giovanna I sarà una “donna-elefante”, cioè una Karini,
che, a quanto si sa, è”cattiva di natura e del tutto senza scrupoli, non esita
mai davanti al male”.
Se Giovanna I aveva un
temperamento ipersurrenalico, si deve
supporre una certa adiposità tonica e caratteri psicosomatici virili. Anche in
questo caso, gli appetiti sessuali sono assai vivaci.C’è una certa ipertricosi,
dei seni enormi, la faccia mascolina, i muscoli scheletrici notevolmente
sviluppati e iperstenici, lo yoni sarebbe molto ben delineato, si potrebbe
parlare addirittura di eretismo sessuale. Per l’Ananga Ranga, questo habitus
femminile rientrerebbe nel tipo Ashvini, la donna-giumenta dai seni e dalle
labbra forti e carnose, “che cammina con grazia e ama il sonno e le buone
maniere”, una che non arriva facilmente all’orgasmo e che, perciò, sarebbe
propensa a iterare i rapporti per poterlo raggiungere.
Quindi,due le possibili
costituzioni fisiche della porcellona dei d’Angiò che tanta indecenza mostrò ad
Amantea:
1) un habitus brevilineo, dovuto a un temperamento
endocrino ipergenitale;
2) un habitus normolineo, con un corpo piuttosto in carne
e con seni pesanti, dovuto a un temperamento endocrino ipersurrenalico.
Cosa comporta nella storia della
sua smodata fame di falli, l’essere una “brevilinea ipergenitale” o una
“normolinea ipersurrenalica” ?
Nel primo caso, avrebbe una figa
profonda 12 dita; nel secondo, 9.
Ma sarebbe più bona e più
appetitosa nel secondo.
In ogni caso,l’uso del cazzo
sarebbe sempre superiore alla media. Il fattore pulsionale della distruzione
della fonte del piacere? Sarebbe altissimo nelle due costituzioni.
Interpretata da un’attrice,la
Giovanna I brevilinea potrebbe essere incarnata al massimo da Jodie Foster o da
Ornella Muti; la Giovanna I normolinea potrebbe essere somatizzata da una
Monica Guerritore con più seno o da una Laura Morante più androgina o da Sonia
Braga.
Ancor più differenziante sarebbe
la tipologia costituzionale della regina in ordine alla proporzione tra yoni e
membro equino, anche perché è risaputo che quando il membro è più grande della
profondità della donna, l’unione riesce penosa e difficile.
Così, nella Tavola A, consideriamo la proporzione in riferimento a Giovanna I d’Angiò in quanto brevilinea:
Così, nella Tavola A, consideriamo la proporzione in riferimento a Giovanna I d’Angiò in quanto brevilinea:
Karini
|
Amante equino
|
Funzionalità unione
|
Stallone murgese
|
Ottima
|
|
Stallone arabo
|
Insoddisfacente
|
|
Purosangue inglese
|
Buona
|
|
Meticcio da stallone
orientale
|
Eccezionale
|
|
Sardo
|
Soddisfacente
|
|
Salernitano
|
Normale
|
|
Agricolo
|
Buona
|
|
Belga
|
Buona
|
Nella Tavola B, Giovanna I
d’Angiò dotata dello yoni tipico della normolinea ipersurrenalica:
Ashvini
|
Amante equino
|
Funzionalità unione
|
Stallone murgese
|
Soddisfacente con molto
dispendio energetico
|
|
Stallone arabo
|
Buona se non Ottima
|
|
Purosangue inglese
|
Buona
|
|
Meticcio
|
Impossibile,penosa e
Difficile
|
|
Sardo
|
Buona
|
|
Salernitano
|
Funzionale
|
|
Agricolo
|
Insoddisfacente
|
|
Belga
|
Soddisfacente, se lo stallone
è venuto altre volte
|
|
Pinto
|
Profonda e riuscita
|
Considerato il fatto che il regno
di Roberto d’Angiò fu splendida corte di artisti e letterati, non si può
ignorare la mappa cognitiva culturale di Giovanna che, è leggenda storica,
chiamò “Ser Pepo” un suo destrierie per quanto le suggerì il sonetto di Rustico
di Filippo:
“Quando ser Pepo vede alcuna potta
egli nitrisce sì come destriere
e no sta queto:inanzi salta e trotta
e com’baiardo ad ella si ragrotta
e ponvi il ceffo molto volentieri,
ed ancor de la lingua già non dotta
e spesse volte mordele il cimiere.
Chi vedesse ser Pepo incavallare,
ed anitrir, quando sua donna vede,
che si morde le labbra e vuol razzare,
quelli, che dippo par non si ricrede:
quando v’ha ‘l ceffo sì la fa sciacquare,
sì le stringe la groppa ch’ella pede.”
• Bibliografia essenziale
DRUUNA E IL CULO DI GNESA
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