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Mario Grasso▐ Il Mattarellum di Petronilla


SULLE LEGGI ELETTORALI E LORO NOMI
Mi si consentirà una divagazione inutile, nel senso che si può dare alla inutilità del pensiero, della poesia, dell’arte, etc. Per questa volta si tratta di un riferimento al nome delle cose, ai nomi in genere e in particolare. Nomi, per dirla con Avalon, in quanto suoni prodotti dall’azione delle forze mobili che li costituiscono, o ancora con riferimento al potere creatore e costrittivo della parola. E fino al volgarizzatissimo sui “nomi conseguenza delle cose”. Per non allungare il brodo della premessa, riveliamo subito la nostra convinzione di poter azzardare intenzioni semiludiche delle maggioranze politico-parlamentari italiane dell’ultimo mezzo e passa secolo, nei momenti di legiferare in materia elettorale . La chiave di lettura di questa nostra tesi che si appiglia al linguaggio potrebbe essere accostata alla formula per ottenere l’acqua calda. Il che ci procura il solido alibi di non pretendere alcun brevetto. Si potrebbe partire con un elogio sperticato verso la nostra lingua, che spesso troviamo definita “di Dante”, altre volte un composto di regionalismi, luccicanti di idiotismi, persino voci gergali e, non sporadicamente  gemmati da radici greche, latine, arabe. Ma un elogio contenuto, prudentemente non sperticato, appunto, come spesso capita. Infatti ogni linguaggio possiede il suo fascino e proprio gli italiani consapevoli dell’orgoglio dei cugini francesi quando definiscono lingua degli angeli quella loro o della protervia nazionale nostra nel dare  una mano servil-pecoreccia alla inarrestabile predominanza della lingua d’Albione in oltraggio alle nobili discendenze, ricchezza e grazia del nostro vocabolario della comunicazione nazionale. E senza dire delle occasioni ludiche, appunto, che la nostra lingua agevola, consente e ispira, a partire del divertimento che ciascuno potrà procurarsi a titolo di divagazione inutile (Oh l’inutilità!) accoppiando, nei momenti d’insonnia la parola al maschile con quella stessa coniugata al femminile tipo Sole-SolaTorta-Torto; Tappa-Tappo; Tetta-Tetto; Tassa-Tasso;  Mostra-Mostro; Cappella- Cappello; Baro-Bara; Calco-Calca;  Arco-Arca … a disponibilità innumerabili e non solo come alternanza all’istituzionale soliloquio del contar le pecore in attesa del sonno, ma in utile (per questa volta) palestra per alunni delle elementari, neo scrittori e poeti, intrattenitori di salotti bene, et similia.
2 – Ci tenta molto il fascino di una divagazione sulle voci-chiave, altrettante protesi linguistiche al nonsense ma d’osservanza ligia alla moda, parole o locuzioni proprie della comunicazione e in auge per interi decenni, del tipo: al limitecioè; attimino; mi consenta; diciamo; in pratica; queste cose qua; e fino agli attualissimi e imperversanti: in qualche modo; in qualche maniera, che si posso prevedere pronti a  passare il testimone a novità, oggi imprevedibili. Occasioni care agli psicanalisti del linguaggio che, tanto per citare un esempio, hanno ritenuto di poter riconoscere nel non del tutto pregresso imperversare di attimino il tentativo di accorciare l’attimo dopo l’esperienza dei tempi reali di internet. Mah! Noi, curiosi di potere dare un significato al continuo nonsense di “In qualche modo” non ci peritiamo d’inalberare l’arbitrio di  interpretare in quest’ultimo intercalare lo sfogo del subliminale  collettivo per una contingenza epocale che ci rende impaniati, e dalla quale cerchiamo disperatamente ” in qualche modo” di uscire indenni. Un moto d’innocente impazienza che, infond’infondo, allude più all’avventura che a un programma.
3 – Perché definire Mattarellum una legge elettorale? Absit iniuria verso il cognome dell’irreprensibilità riferibile all’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, a suo tempo propose la legge, resta il retrogusto che induce a pensare a ben altro che a un patronimico. Mattarello o Matterello altro non è – per il vocabolario della comunicazione nazionale –  che un oggetto lungo e cilindrico di legno per spianare la pasta sfoglia e per rimestare la polenta. Uno degli strumenti caratteristici della cucina e/o delle diatribe familiari umoristico-teatrali, che, a loro volta, ci rimandano ai fumetti americani del primo Novecento col personaggio di Petronilla(*). Ma, come avrebbe detto (in latino) Cicerone, la questione non finisce qui. Infatti al Mattarellum è seguito l’ ineffabile Porcellum, che al semplice e onesto affidarne il significato altro non offre che quello del maiale giovane e florido. Salvo a distinguere con ineccepibile acribia scientifica la presenza in zoologia del porcello acquatico, che è un mammifero  erbivoro roditore provvisto di arti adatti al nuoto, simile anatomicamente, al porcellino d’india. Sfumatura improbabile nelle intenzioni onomastiche dei parlamentari, sicuramente consapevoli del detto latino nolite prospicere margheritas ante porcos. Frase che farebbe malignare fino a poter far pensare che il gregge di porci (quello stesso nel quale individuava se stesso il poeta latino Orazio in vena di epicureismo) possa essere stato allusivo degli elettori, ai quali non bisogna offrire gioielli, bensì mangimi dosati, ghiande, carote, pastoni di crusca, restumi e altre specialità da trogolo. Infine, con l’avvento del rottamatore Renzi si è giunti all’Italicum, come a dire di qualcosa di nostrano e nostrale, di fatto in casa (infatti tutto era stato concepito in sede Nazareno dal duo Berlusconi Renzi).  Salva la sottigliezza di intercettare la chicca onomastica dello stesso nome tradotto fedelmente, in Italo, e assegnato a un treno. L’Italo, appunto. Sintomi e segnali che non si può che benevolmente classificare ludici. Un parlamento di oculati buontemponi che ha la grazia di non prendersi sul serio e di elargire agli italiani elettori occasioni goliardiche pronube di buonumore. Il che non è poco, né da poco in momenti di tristezza per molti, per i più.
(*)Che è il personaggio di George McManus, irlandese di origini, nato a St.Louis nel 1882: Petronilla è tirannica, aggressiva, dispotica, avida, ossessiva, dominatrice, prepotente, ridicola. Aspirante snob, arrampicatrice sociale, esponente del più radicale matriarcato americano: chi vi ricorda? Arcibaldo, invece:  un carattere molto più sano, che non si è fatto travolgere dalla nuova e insperata situazione economica. Della moglie non pensa, in ultima analisi, molto male: si limita a commentare: « Dicono che le donne sono il sesso debole ma Petronilla deve essere fuori categoria! ».[NdB]