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Ettore Bonessio di Terzet ● Amore rosso e l'albero di Giotto

Ettore Bonessio di Terzet


Amore rosso, Zahir 
e l’albero di Giotto





amore rosso


Il profilo del volto non
era ancora compiuto
dai viaggi.
Salvata la danza filiale
con l'amore scoperto
sorride alla rinuncia.
Tastando occhi polsi
caviglie e l'abito rosso
riprese la sua vita libera.

*



domande


immobili
coi molti rumori diversi
attenti al rumore atteso.
fermi
per non scoprirsi
e presidiare quel posto strano.
ma i capi e gli ordini vanno
discussi domanda la testa
non più coordinata alle mani.
gli occhi bagnati di una
pioggia venuta lontana?
fango e sabbia
saranno compagni
per il resto della vita che
terminerà al turno di guardia.

*


tra Lucca e Possagno

Quando vai a trovare Ilaria,
taci e senti il profumo del bianco
non parli per udire i suoni di lei
che non guarda e amorevolmente
si ritrae.
Quando incontri Paolina,
provocante sul triangolo del gomito
senti rumori e parole e rimani
come dinanzi ad una foto di Vogue.

*




Che vuoi Fondatore dei Giardini, che ti scriva su carta di Ghandara gli errori commessi, che m’inchini ai tuoi fiori? Che vuoi Dominatore dei Giardini, affinché il desiderio di belle rose inglesi dolci come un buon poema fioriscano nel giardino che curo con pigra intelligenza? Che vuoi Signore dei Profumi e dei Colori, da me incapace dell’estremo e afflitto per la poca rispondenza all’opera mia? Vuoi forse convertirmi alla tua legge che domina cosmo e terra? Ebbene posso, ma prima di volerlo ti chiedo un’assicurazione per la pietà chiesta già da Apollinaire, per quello che non potrò mai capire tra i segni dell’aprile ritornante. Ti chiedo di rivelarti Giardino Universale, oltre ogni ragionevole dubbio. Se ci stai sarò il tuo miglior giardiniere.



*


Incerti dei silenzi indulgenti,
ipocriti tacevamo la piena del fiume
e la ruggine mentre truccavano
la bilancia. Abbiamo tralasciato
e offeso, ci hanno ingannato,
c'è stato tradimento. Che
rimarrà dei passi tentati verso
il monte ventoso, gli occhi
appannati mentre saliamo.

*


L’albero di Giotto non è verticale
ficcato alle montagne modulari
per costruire città. Segni diversi
dal morbido Masolino, le figure
stanno una sopra l’altra, una accanto
all'altra, desiderio di simultaneità.

*


Cézanne tutta la vita di fronte
alla Santa Victoire la studia
mette a fuoco le diverse particolarità,
l’ascolta di mattina sotto il sole di sera
all’alba quando è nuvolo sotto la pioggia.
La montagna è sempre la stessa ma
il movimento occhiocervello si propone
diverso ogni volta e la volontà sempre
è capire un pezzo per capire il mondo.

*


Ho letto di porte del cielo
di triplici quadrati
di accumulazioni energetiche.
Sono sconfinato da Orione
mi sono perso tra piramidi
madonne nere e piemontesi
incinta, tra nomi semiti, rune
sorgenti sacre e mammelle
napoletane. Ho sentito di
punti orientali dove il sole
s’infiltra, nella sacra famiglia
ho visto una cripta e nella
cattedrale terribili cose.
Ho letto ho pensato
dell’intrigo e poco
m’importa dei fratelli e
dei figli o della sposa.
Forse non voglio capire,
ma quando leggo le parole
dei fatti che hai detto, non posso
che guardarti per la vita che
ancora qualcosa attende,
per i tuoi doni, da me.

zahir

Hai mai pensato che ti telefonavo
a scadenza, per sentire la tua voce,
il tuo pronto. E facevo di me
specchio feticista che non voleva
offendere la passione improvvisa per te
che ti dicevi nella voce inesprimibile.

*


tradizioni

Abbiamo guardato più alle statue greche
più ai templi di Agrigento e Paestum che
ai libri sacri lasciati nel tabernacolo del tempio,
da cui sortì il grande avvento perché il mondo
vivesse sacro e la scienza, con la dialettica,
non si sostituisse al divino per quella presunzione
che neppure Nietzsche volle, quella potenza vana
che lascia ai posteri un mondo noioso, senza gioia
e gaiezza, tutto smontabile e fruibile per essere
rovinato dalle nostre logiche interpretative.

*


favola d'antico libro

Passato il terribile diluvio
ritrovai il vecchio marinaio
che amò le signorine cinesi,
il maggiore inglese che amava
le gonne vaporose, il vescovo
che credeva vuoto l'inferno,
Matteo che uccise la moglie
non per odio o vendetta ma
per disperazione d'amore.

*

da: Ettore Bonessio di Terzet, Visioni, il cobold







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