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Gli italiani amano il didietro di Charlize Theron │V.S.Gaudio



Charlize Theron from
Prometheus (2012) de Ridley Scott
 

Il mio didietro piace agli italiani.
Così diceva Charlize Theron. E’ vero?
Voglio raccontarvi un’altra storia. Paul Lafargue scrisse a un certo punto un pamphlet contro Victor Hugo e, poi, in Il diritto al’ozio, gli dette l’appellativo di “romantico ciarlatano”[1]. E’ vero?
Così diceva Paul Lafargue. Quel romantico ciarlatano, l’autore dei Miserabili, che, ancora oggi, è un romanzo che, come base di un film[2]., serve a prendere una come Uma Thurman[3]. per una rachitica, tubercolotica, sifilitica[4]. miserabile, ma vi sembra verosimile?
Io, a volte, non riesco a dormire perché sono turbato. Non so però se mi turba Paul Lafargue, la cortigiana di Lafargue, i capitalisti di Lafargue, quel bigotto borghese di Thiers che fu presidente della terza Repubblica nel 1871 e che ebbe a dire che, adesso, vi faccio vedere io, vuoi godere? Ebbene, ci affideremo al Clero per farti soffrire ancora di più e sempre[5]!
Fare un’affermazione è compiere un certo atto del parlare. Questo dice Paul Ziff[6]. Così noi pronunciamo una certa espressione nel modo appropriato e nelle circostanze adatte. Fare la pubblicità del “Martini” e recitare non sono la stessa cosa. Muovere il culo a 18 anni in uno spot pubblicitario per farne il bersaglio dell’oggetto “a” del visionatore e calcare il palco a Sanremo a 40 non sono la stessa cosa.

Breve divagazione ziffiana sul didietro di Charlize
v.s.gaudio
 
E’ vera l’affermazione “Il mio didietro piace agli italiani”? Charlize ha detto: “Il mio didietro piace agli italiani”, ma non faceva un’affermazione: ha chiesto se davvero piace il mio culo agli italiani? Dai, riditemelo: è vero che il mio culo piace agli italiani tutti? Non ci ha dato un ordine. Non ha detto, vi piace il mio didietro e allora che aspettate, via con la battaglia dei Gesuiti, e mandatemi i numeri di tutte le battaglie dei Gesuiti di tutti gli italiani, settimana per settimana! Sarebbe stato un ordine sciocco, anche se può essere ancora più sciocco chiedersi se il mio didietro piace agli italiani, una volta che hai calcato il palco di Sanremo, innanzitutto quanti erano gli italiani, e cosa guardavano in quel momento, hanno fatto rivedere lo spot del “Martini” del 1993? E tutti a sbavare e a riferire dopo alla stampa tutta delle canzonette che, sapete, poi, quante battaglie dei Gesuiti ci siamo fatte! Ovvero: io sono un italiano e poi giacché mi piace il didietro di Charlize Theron, ebbè, che vuoi?, la natura è la natura, uno manda giù un aperitivo e, poi, ti viene una fame, e, la canzone è bella, ma quel didietro che cammina nello spot,  oh santo Sanremo, che dovevo fare, la carne è carne, e insomma: quel didietro piace agli italiani!
Fare uno spot non è cantare a Sanremo.
Il didietro che si vede nello spot non è il didietro che porti sul palco a Sanremo.
Vai a vedere, Charlize è più romantica di Victor Hugo, ma, carina, non è ciarlatana come il romanziere francese secondo Paul Lafargue. Charlize sta semplicemente chiedendoci se è vero che il suo culo piace agli italiani.
E’ vero  quanto scrivono i giornali?
Rivedo lo spot e dico a un italiano: “C’era una volta il didietro di una diciottenne che si chiamava Theron e allora ci misero un filo e il suo vestito, mentre cammina, le si sfila tutto e lei non è Cenerentola che perde la scarpa…”.
L’italiano mi chiede: “Davvero Cenerentola  ha lo stesso didietro di Charlize?” e io dico: “No. Ovvero: non lo so: Ma quel che ho detto è che Cenerentola ha perso la scarpa e a Charlize nello spot  le si sfila il vestito”.
Se dico a un’altra attrice: "Sai che gli italiani vanno matti per il tuo culo?"
E lei mi chiede: “E’ vero?”, allora chi mi prenderà a schiaffi?
Esistono vari modi di guardare le cose, e anche un didietro lo si guarda in vari modi, e in vari tempi, e dipende anche da chi lo porta e in quale contesto, e quanto le danno per farne una pellicola che farà dire alla carta stampata e del web vent’anni dopo: “Il didietro di tizia e caia piace agli italiani”. E lei, venutolo a sapere, chiederà: “E’ vero?”
Se io la guardo adesso, e peccato che non l’abbia visto sul palco a Sanremo, ma si può sempre ovviare, ma , facciamo finta che l’abbia vista, e allora, vedendola, mi chiedo: “E’ vero che adesso le si sfila il vestito?” , guardo tutti gli italiani, e, oh Gaudio, ma son matti?, tutti, dico tutti, con l’oggetto “a” al meridiano e felici come lo si è quando si fa la battaglia dei Gesuiti raggiungono all’unisono il Gaudio Massimo!


     

Charlize Theron
in Æon Flux - Il futuro ha inizio

(2005)


Dico a qualcuno. Se devi leggere i titoli dei giornali sul web, il solo modo intelligente di leggerli è quello di leggerli con occhio critico. Voglio quindi che, mentre legge, egli si chieda con una certa frequenza “E’ vero?”. E’ uno dei modi di leggere qualche cosa. Anche se quel benedetto didietro continua a pungolarvi l’anima. Domandarsi “E’ vero?” ha un senso nella lettura di giornali, libri di storia, “Novella 2000”, “Chi”, e così via. E anche Charlize, guardando i giornalisti che insieme tutti, iscritti e non iscritti all’Ordine, anche quelli che prendono ancora 2 euro a pezzo e non si sa allora come cazzo fanno a pagarsi l’iscrizione a un ordine professionale che non fa guadagnare, per pezzo, nemmeno la somma per comprarsi le mutande, figuriamoci allora per farne dono a quella ragazza del “Martini”, che, s’è visto, no?, era senza mutande, domanda: “E’ vero?”
E tutti: sì, domandarsi “è vero?” ha un senso nella lettura dei giornali ma non crediamo che abbia molto senso nel guardare il didietro di Charlize nello spot del “Martini”.
Ziff, qui, chiudeva dicendo che nella filosofia il verum, ma in vino veritas: nella poesia, come nel vino, c’è della verità e in modo molto simile[7]. Dico a qualcuno: “C’è della verità nel didietro di Charlize che incanta gli italiani nello spot del “Martini”; costui allora tracanna una bottiglia di Martini aspettando che ne stilli il filo di quella verità.
Se dite: E se fosse stato “Cinzano”?  Cosa sarebbe stato  vero? Agli italiani sarebbe piaciuto il suo didietro vent’anni dopo ? E sarebbe andata a Sanremo? Ovvero: e sarebbe andata senza mutande? E’ vero che è lei che ha vinto Sanremo?

[1] Nel paragrafo “Benedizioni del lavoro”. Victor Hugo fu anche  oggetto di un forte pamphlet politico di Lafargue nel 1885:La légende de Victor Hugo.
[2] Les Miserables, 1998, regia di Bille August, con Liam Neeson, Geoffrey Rush, Uma Thurman, Clare Danes.
[3] E’ Fantine, la madre di Cosette.
[4]Un elemento assolutamente “parrotiano”, visto che il medico francese Jules Parrot(!829-1883) legò il proprio nome a  ricerche sul rachitismo, sulla sifilide e sulla tubercolosi.
[5] “Voglio rendere onnipotente l’influenza del clero; è sul clero che conto per diffondere quella buona filosofia che insegna all’uomo che si trova in questo mondo per soffrire, e non l’altra che al contrario gli dice:’Godi!’”. Con queste parole Thiers formulava la morale della classe borghese, di cui incarnò l’egoismo feroce e l’intelligenza ristretta: Paul Lafargue, Premessa a Il diritto all’ozio, © 1880.
[6] Paul Ziff, “Verità e Poesia”, in: Idem, Itinerari filosofici e linguistici, © 1966, trad.it. Laterza, Bari 1969.
[7] Ibidem: pag.86.