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Clara Lukács at Loon Lake 3│In memoria di E.L.Doctorow



Clara Lukács at Loon Lake 3 In memoria di E.L.Doctorow

così se ne sta silenziosamente dopo alcuni giorni
rimessa insieme molto spaziata nella sua densità e osserva
attraverso alcune ramaglie e alcune foglie
Clara Lukács considera il mondo implacabilmente
non ci sono principi evidenti ognuno dei suoi umori
ognuna delle sue emozioni è intensa e vera di per se stessa
s’oscura o si elimina come i momenti della giornata
“Secondo me le nuvole dovrebbero restarsene in cielo
che è il loro posto” dice Clara “Non pensi?”
E Bennett ride. Anche Joe e Warren Penfield e Tommy
Un ritiro d’alta montagna tanto puro e freddo
e trasparente quanto un’acqua tenuta a coppa tra le mani
è per questo che i mecenati dei pittori e dei poeti vedendo e udendone le notizie acquistarono ampi tratti
delle  Adirondacks per pochi soldi e cominciarono
a costruire ritiri grandiosi inventando  quindi
la natura come lusso
se ascolti quel piccolo splash è il castoro;
nuotando i castori tirano indietro la pelliccia
e attaccano gli alberi giovani abbattendoli
declivi interi franano nel lago quand’hanno finito
costruiscono i loro padiglioni di pali sbucciati, fango e rami
sul Lago delle Strolaghe
che era una volta la meta di carrozze ferroviarie private
ondeggianti su un’unica rotaia
attraverso boschi di pini abeti rossi e canadesi
se pesti un arbusto su un soffice letto d’aghi di pino
sotto un’antica tribuna di questa selvatichezza
non susciterai rumore
ognuno sapeva dove stava tra gli indiani
del Lago delle Strolaghe alle nazioni delle Adirondacks
che limpida fredda vita dev’essere stata
prima d'intonare le funebri preghiere
prima d'iniziare il compito difficile di morire con volontà
sulle secche amache d’aghi di pino
è qui in questo luogo eterotopico che qualcosa viene
a mancare, è qui che ciò che vuole l’oggetto “a
non è amarti, né accarezzarti e neppure provocarti,
è qui che voglio sedurti nella sfida della strolaga
desiderio e amore si volatilizzano
Clara Lukács, in definitiva, è apparenza pura e non
fa che credere all’altro che è lui il soggetto del desiderio
lei non ci crede, ci gioca, si pone in gioco
provoca e delude il desiderio, che come soggetto
infine non riuscirà neppure a sapere
che cosa gli sta succedendo,
la bellezza che seduce è esoterica e rituale
sta nel segreto creato dalla levità dei segni
dell’artificio, la parure è tra il rito, la bardatura,
la maschera, la cerimonia, la frattalizzazione
del mondo e del corpo, tra l’asimmetria
che attiene al dispositivo di alleanza
e la simmetria artificiosa del dispositivo
di sessualità, tanto che la strolaga librata
nell’esilarante sforzo della presa sul pesce
risollevandosi aerodinamica alla luna
strida nella notte non per la compatibilità
con la terra ma contro quel cadere,
quel dover cadere, contro la presunzione
terribile dell’acqua che sprizza gli occhi
dal capo galleggiando via i polmoni
fin sul becco che li stringe
come pesci guizzanti
espellendo ogni organo ogni escremento
rivoltando il volatile
come l’indiano vede eguale alla morte
l’ambiente che si offre in cambio dell’essere
nello spazio nero alcuni tragitti ferroviari
sopra le Adirondacks Clara Lukács in quella
gran bella residenza in cui nulla mancava
con le camere da letto ognuna con veranda
sopra il Lago poteva essere benissimo
Maria Sharapova per come s’incazza
con il poeta a cui dice “Che sport è mai questo
se non si può colpire la palla con quanta più
forza si può!”, oh Dio, era lei Clara allora,
ecco chi era, la ragazza del treno, nessun dubbio
in proposito, due volte ormai il vederla
m’aveva ferito il cuore.




(…)


da à v.s.gaudio LOON DROP.La Stimmung con E.L.Doctorow sul gioco eterotopico di Clara Lukács│© 18-20 luglio 2009