Uh Magazine plays Jack Savoretti - Back To Me

Lo Shut patagonico di Joan Thiele ♪


La copia salvata di Joan Thiele ⁞ Shut Me


La formula del détour che non esiste, scrive V.S.Gaudio nella posa del caffè 28[i], dedicata a Joan Thiele, e che non è nemmeno inconscia, in realtà si trova nell’enunciato, che è stato perduto; per questo , per come lo canta Joan Thiele,  c’è tutto questo tempo perduto a ritrovarlo: infinito nel testo poetico, in cui non si può trovare nessuna cifra, nessuna decifrazione è possibile, ma solo un significato che metta fine al ciclo, scrisse Jean Baudrillard: allora questo enunciato per come ce lo canta Joan Thiele è teso tra infinito e tempo perduto , disse V.S. : l’intensità che c’è nell’ipogramma temporale di questo Blink in linea diritta[ii], teso come una freccia dall’orizzonte, suonato e cantato, è come se fosse un riassorbimento senza residuo, senza traccia, di un atomo di significante e attraverso questo dell’istanza stessa del linguaggio, che, pieno e fallico, entra nell’orecchio del visionatore: la cadenza di Save me, il suono e il tocco, che cos’è? Vien da credere, come fa sottentrare V.S. Gaudio nella posa del caffè citata, che sia quello che Jacques Lacan chiama il (-φ), che è sia il (-φ) di Joan che il (-φ) del visionatore, ma se Joan glielo canta a chi entra il (-φ) dall’orecchio? E’ una obbligazione simbolica, scrive ancora V.S. Gaudio: c’è questa corda tra l’ipogramma sonoro e l’anatema che non può che essere sospinto, suggerito, fatto sorvolare, dalla voce di Joan Thiele: il poeta, nella sua posa del caffè, vede il Blink patagonico, in linea diritta, all’orizzonte piatto, fors’anche addirittura nel delta del Saraceno, ammesso che, con quel reale, si possa, in quella Umwelt dov’è è rintracciabile anche il (-φ) del poeta, permettere al visionatore di percepire la patagonica dell’immagine, figuriamoci se l’immagine deve, come in questo caso, essere vista come suono e voce: una girata, la ruota, una sfregata, un sussurro, anche i tasti della macchina per scrivere, il tocco, e lo sguardo rapido tra orecchio e il battere le palpebre, l’ammiccare fino a che il gaudio ascende al meridiano, per poco il poeta non è arrivato a indicare le 40 shut-eyes, che ci sono nel testo che lui nella posa del caffè 28 ha citato: La Ragazza di Göteborg; quella siesta notturna in viaggio e la posizione supina, con il piede della ragazza che era nell’esagramma Fong la prima linea, la prima linea della “copia”, o dell’”abbondanza”, che quantifica in un certo senso le prestazioni di quello che sarebbe stato il fantasma irreprimibile, questa parte maledetta, anatema svedese per l’uno e attrattore strano, anatema ionico per l’altra, insomma anche dentro Save Me c’è la ragazza supina  che è in viaggio, e le strizzate d’occhio,  nel paradigma della patagonica della voce e del tocco che si fa fantasma irreprimibile, come la Ragazza di Göteborg, e le shut-eyes, tutto speculare alla Traumnovelle(1931) di Arthur Schnitzler, che ha dato origine a Eyes Wide Shut(Warner Bros,1999), il film incompiuto di Stanley Kubrick: la chiave del détour è definitivamente perduta, come quella del desiderio; il visionatore – sì, il visionatore, lo ripetiamo: le canzoni di Joan Thiele sono per l’orecchio del visionatore- vive della trappola che tende all’altro, ed, essendo il mondo una trappola che funziona perfettamente, l’alterità non è altro che il segreto della forma e della singolarità dell’evento dell’altro: Joan Thiele è come se fosse segreta a se stessa; la volontà del visionatore diventa segreta a se stessa: il dubbio sulla realtà del nostro piacere rimane, quello dell’altro, che, in questo caso, canta, sembra che sia meno aleatorio. L’obbligazione simbolica ha questa forma enigmatica di connessione e di sconnessione: il proprio desiderio è nella voce di Joan Thiele, che chiude un occhio su qualcuno, “wink at st” vs strizza l’occhio a qualcuno, “wink at sb”, in verità non chiude occhio, “not (get) a wink of sleep” e si fa il gaudio fino all’alba, come la Ragazza di Göteborg, e quando arriva alla fine del viaggio afferma candidamente: “I was a sleep when it happened”(dormivo quando è successo), ammesso che sia successo qualcosa.
by Blue Amorosi


[i] La posa del caffè e la psicanalisi 28, in “pingapa”.Tutti i rimandi alla Ragazza di Göteborg sono rintracciabili in questa puntata della posa del caffè.
[ii] V.S. Gaudio, nella posa del caffè 28, fa la divagazione come visionatore nell’orecchio di Hotline Bling.