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Malaguzzismo. Le voci di Trebizecce

Le voci dell’intermaffia (
Sempre, diciamo con un ritmo di venti-ventisette volte alla settimana, questa signora, che è la moglie del poeta, riceve delle telefonate che potrebbero non essere destinate a lei ma alla madre, che non c’è più, e che comunque la lasciano talora sconcertata, talora avvilita, talora eccitata, quasi sempre rattristita se non incazzata. Voci diverse irrompono nella sua vita abbastanza custodita e allo stesso tempo isolata[i], quasi confinata in un pantano, tra una ferrovia, un bosco torinese e  una ex strada statale che, ora che è da lustri provinciale, almeno  d’estate è invasa da tagliatori d’erba, coltivatori dell’erba del ciuccio che vola e spontaneisti  motorizzati dell’allucco al poeta senza ruota, e le parlano, distrattamente, come se la telefonata fosse casuale e fosse sostanzialmente quella che è, una molestia ombrona, di immagini di vita e di miracoli, di ricreazioni e pizzerie che lei non frequenta. Le vengono non di rado  proposti delitti, complicità in gesti sordidi, frodi, evasioni fiscali, versamenti all’esattoria ammašcata di Malta; le vengono offerte dosi di Ghb, uomini “sicuramente sifilitici”, cadaveri di esseri ripugnanti che sono apparsi nel casolare del pantano, ancora tiepidi o debitamente surgelati nei magazzini dei pescivendoli di Trebizecce, dove, secondo la grande anagrafe dei Mormoni di Salt Lake City, ebbe a nascere Juan Catera che andò nel 1890, pur essendo nato  nel 1906, sposo con Rosa Corvino, nata nel 1910.
Lei ascolta con orrore, impaurita, dentro il pantano dell’Heimlich più indefinibile, anche con eccitazione, quando è il caso. La sua vita, finora dentro la tela infinita dell’estetica e dell’erotica tessuta con il poeta, si arricchisce di un fasto sinistro, lei ha la sensazione di essere al centro di una trama poderosa di infamie mirabili, di empietà senza fine, di blasfeme apparizioni, anche di corrotti abusatori di fanciulli indifesi, affiliati dell’intermaffia della Fiscalrassi di cui a Georges Perec  nei 53 jours[ii], che fin dagli anni Sessanta  venivano  con identità e provenienza contraffatte a nascondersi nel casolare del Pantano e del Bosco del Torinese , tra l’altro dandosi come insegnanti, a vario titolo e ruolo, nelle scuolette degli ombroni in quel luogo che  “The Church of Jesus Christ of Latter Day Saints” chiama “Trebizecce”.
Le voci che le telefonano cambiano, ma lei crede di aver riconosciuto almeno tre voci: una voce femminile, adolescente, che le dà frettolosi appuntamenti, non sa se per piccole ma audaci imprese ladresche, ad esempio irrompere nel Giardino di Mia Nonna dello Zen e, nonostante la presenza degli asini degli zingari, e dei cani degli ombroni scalzacani, portare via quante più arance possibili, nonostante non vi siano più alberi d’arancio, o per più maliziose complicità corporali; gli appuntamenti sono impossibili da eseguire, ma dati con tono imperativo, impaziente; talora, come nel caso del Giardino, dicono il luogo, ma non l’ora, e il luogo risulta sprovvisto del frutto da asportare, o addirittura, come ormai è acclarato anche nel caso del Giardino anzidetto, il luogo risulta inesistente; talora indicano il momento in modo provocatorio e allusivo, “Ci vediamo …[e dicono un giorno che è nella mappa libidica della moglie del poeta: ad esempio il giorno di un appuntamento con il futuro poeta e marito, quando ancora erano ragazzini] sul lungomare anche se c’è vento[la voce sa che il poeta ragazzino se c’era il vento non andava mai all’appuntamento]!.
Un’altra voce è maschile, e le parla solo di commerci carnali, di tradimenti, di fughe, di piaceri singolari, di complicità, di corna; questa voce talora supplica di essere accolta, almeno maneggiata, anche se vuole entrare in lei, e quando lei è tentata di credere a questa allucinante proposta, l’uomo le rimprovera di essere una zoccola imperterrita, una ninfomane, e infine le urla che ne darà conto a suo marito, quel cornuto trascendente se non grandioso! Talora questa voce, se non perde il controllo, le dà appuntamenti in caselli abbandonati e sbarrati o in casolari circondati da belve feroci, ai quali la donna non ha mai cercato di recarsi.
La terza voce, androgina o apparentemente maschile, suggerisce l’immagine di un uomo estremamente vecchio. Potrebbe essere la voce di un morto che lei ha conosciuto, uno di un clan camorristico o della ‘ndrangheta, dell’intermaffia, per intenderci, portato in quel casolare, data come finta abitazione, dalla sorella mercante di abiti e di maschere, di traffici immorali e di pillole per abortire. Il vecchio fantasma parla monotonamente di cose che non ha mai avuto e conosciuto, tipo l’i-phone o lo smartphone, è uno che sì non ha partecipato alla guerra boera ma nemmeno alla seconda guerra mondiale, né è stato affiliato della Banda Pignatelli, come il padre della signora che riceve queste telefonate, addirittura di una cantante che è stata a Sanremo quando quella povera donna incapsulata nello spazio toglieva a ogni utente Rai il bonheur musicale per la proiezione claustrofobica che attivava. Questo coglione non pare che attenda mai una risposta, anche perché non solo non esiste ma è esistito come significante  per via di un anelito o di un “chiurito”[iii] anale della sorella di chi viene molestata; e il suo discorso non solo è impreciso, ma è quello di un’identità spammer che non solo ha smarrito l’ordine ma addirittura il codice penale.
) by Gaudio Malaguzzi


[i] Un po’ come nella Ottandue della Centuria di Giorgio Manganelli, Rizzoli, Milano 1979.
[ii] 53 jours” est le roman auquel Georges Perec travaillait au moment de sa mort, survenue le 3 mars 1982. Le livre publié est une édition ètablie par Harry Mathews et Jacques Roubaud, P.O.L. èditeur 1989. Cfr. Aussi l’èdition per la collection Folio di Gallimard, Paris 1993.
[iii] Il chiurito[dialettale, tra ammašcante, presilano e shqip; cfr. shqip   “kùrìm”=”trattamento”, " cura”] è una sorta di erezione al limite del 4° grado come la intende Eric Berne ma nel soggetto desiderante femminile.Naturalmente il “trattamento” è connesso anche al richiamo del chiurlo, che funziona come il Berg di Witold Gombrowicz e il Sonar di Simone Dauffe, nello “Chambonheur” di V.S.Gaudio. Non si dimentichi che in sanscrito “kur” è lo schema verbale di “pronunciare un suono”. E “kurira” è “un tipo di copricapo da donna”, che, in una semiologia gergale o ammašcata, funzionerebbe da segnale o avviso a chi il “chiurito” è destinato. Va da sé che il “chiurito” può essere, pure e sempre, multiplo, plurimo.