Verrà la Finale della Velocità e della Forza e del Belén Perdido? ▒



Verrà la Finale e…finalmente vedremo el Belén argentino perdido…

Aurélia: la forza è qualcosa che è vicino e presente, è più pressante e immediata del potere. Lo ha scritto Elias Canetti.
La finale, ai livelli più bassi, più animaleschi, sarà per un verso imperniata sulla forza: una preda dovrà essere afferrata con forza e quando durerà questa forza? E quando sarà pura forza, quale sarà l’istante decisivo e irrevocabile? La forza fisica della Francia vs la forza fisica della Croazia.
VS: come nella devozione religiosa, nelle sue sfumature, Dalic che pare abbia in tasca un rosario, e lui è in balia della forza del dio o dei misteri gaudiosi della madonna? Aspetta un decisivo intervento della divinità, un atto immediato della forza divina, riconoscibile e percettibile in un’azione straripante devastante concretizzata da Mandzukic? Si trova dunque nelle condizioni di chi attende ordini, con il rosario in tasca, tramite la madonna, che è dunque lei il sovrano della partita e della forza della Croazia, ammesso che non sia la velocità l’altra variante del rosario e dei misteri gaudiosi della schiera. Ogni velocità, Aurélia, è velocità nel raggiungere o nell’afferrare: guardali, durante la partita, i calciatori che hanno imparato a raggiungere dagli animali corridori e predatori, in particolare dal lupo; e dai felini hanno imparato ad afferrare con un balzo improvviso: i loro maestri più ammirati sono stati il leone, il leopardo e la tigre.
Aurélia: anche gli uccelli da preda riuniscono in sé la capacità di raggiungere e quella di afferrare. Stasera vedremo l’uccello da preda della Francia, un uccello che ha in sé l’archetipo del volo e il relativo schema verbale dello spirito corso? O sarà l’uccello che vola solitario e visibile nella scacchiera croata, e colpirà a grande distanza?
VS: La cosa più veloce, non dimentichiamolo, è il fulmine; l’Egitto non ha potuto raggiungere e afferrare come avrebbe potuto perché il falco Horo, il dio del faraone egizio, non è entrato in campo nella figura di Salah, e altri schieramenti africani non hanno schierato i leoni e i leopardi, gli animali sacri della stirpe reale. Improvvisa dalle tenebre il fulmine è come un’epifania, come avviene in certe composizioni di alcuni poeti epifanici catalogati da Domenico Cara nella sua antologia dal titolo geometrico di un campo di battaglia e di calcio: Le Proporzioni Poetiche. Il fulmine raggiunge e illumina. Da questo Dalic a un certo punto, con il suo rosario in tasca, trarrà indicazioni sul volere della Sacra Signora del Rosario? In quale forma è apparso? In quale punto del campo? Da dove viene? Dove va? E Deschamps, alla stessa stregua, considererà il fulmine di Mbappé come un comando soprannaturale? Oppure: se il fulmine colpisce, è perché deve colpire. O per essere trasformato il fulmine in arma da fuoco, il fucile e il cannone saranno queste le armi fulminanti per le mute da guerra della Croazia e della Francia?
Aurélia: l’azione del raggiungere si restringe sempre in uno spazio brevissimo e si concentra: spesso si simula indossando una maschera, un tipo di gioco, una tattica, poi all’improvviso, in un determinato spazio tempo della battaglia e della partita, ci sarà un mutamento di contegno, la maschera sarà gettata, allora sarà la rapidità del processo accentuata all’estremo; metti che l’altra schiera non s’aspetta affatto ostilità, e via fulmineamente, a cannonate o con quale altra arma da fuoco fulminea, sarà abbattuta?
VS: Noi abbiamo indicato le due M della Croazia, e la M di Mbappé riuscirà la figura del 5 croata a bloccarne la sua punizione rapida e improvvisa, il suo terrore fulmineo e fulminante? E poi guarderemo finalmente il risultato finale del Belén*, el culo argentino perdido, che non ho ancora visto? Llegó la final y el poeta visionò da 24 angolazioni diverse el belén y metió en belenes, e cacciò nei guai, il suo oggetto “a”?


*Belén è l’archetipo-sostantivo che sostanzialmente passa al meridiano del visionatore tra “caos”, “confusione” e “presepio” ancorché non sia ,in virtù di Bel e Belen come apollo celtico,”brillante” e “risplendente”, un oggetto televisivo dunque anche per il nome stesso del padrone, che allittera in qualche modo anche il bretone “balan” che denomina la ginestra dai fiori d’oro. L’isomorfismo solare gravita anche attorno ai luoghi elevati “Ballan”, “Balan”, “Ballon”(!) e che si contraggono in “Balaon”, questo dice Gilbert Durand, la collina di Belen. La signora del rosario o la signora del presepio? El Belén perdido argentino. Da lustri ormai. 

!Le sottolineature colorate sono state fatte dopo la partita, che, l’abbiamo vista, ha avuto questo esito: 4-2 per le Cul de France! Belén? Non era proprio il caso di andare a vedere se fosse anche lei in trasmissione ieri sul Canale che in Italia ha trasmesso la partita. Che volete che dica? E’ il Belén perdido, non c’è altro da dire; può darsi che  per il poeta-visionatore sia in sostanza poco patagonico, almeno per il proprio oggetto “a”.