Vendredi d'Isanoir  Lebenswelt nel Black Square di Malevich



← Kazimir Malevich (1878–1935)
Black Square |1915 - Oil on canvas
79.9 x 79.5 cm
|Tretyakov Gallery, Moscow

Isabelle
Adjani 
at the 1980 Cannes Film Festival


Vendredi d’Isanoir g

Nel Black Square di Kazimir Malevich, l’oil on canvas del 1915 , 79.9 x 79.5, che è alla Tretyakov Gallery, Moscow, a un certo punto vedevo Isabelle Adjani con quel vestito che s’era messo per Cannes nel 1980 e anche se non era nero era sempre per quel podice che le faceva che, interrogato da un collega sul perché battessi le mani ogni qualvolta si udiva il nome di Isabelle Adjani, risposi: “Per toccare il podice Adjani”. 
E lui: “Il podice Adjani? Ma qui non c’è l’oil on canvas di Malevich!” 
E io: “Appunto.”
La morale della storia è che il BS di Malevich, in sostanza, è sempre sotto il Black Friday che, come una situazione temuta o un problema del fantasma o, meglio, dell’oggetto “a” del poeta-visionatore, assicura il persistere del problema in merito alle mutande che Isabelle Adjani indossava quel giorno sotto quel vestito al Festival di Cannes.
(...)poi,aspettava che lei si girasse a guardarlo, così come è
immobilizzata nella fotografia con quel vestito(...)
Non si può pensare di tirare dentro un altro esempio, come quello della lastra di metallo stesa sul pavimento della stalla per il cavallo di Watzlawick, né si può stabilire una connessione, anche acustica, tra la trama del dipinto di Malevich e la trama della lingerie di seta verde mare da venerdì nero indossata da Isabelle Adjani quel giorno a Cannes. Insomma, quel che Isabelle non sa e che non è che abbia mai tentato di sapere è che già da tempo il problema, per il poeta-visionatore, non sussiste più. Le mutande di Isabelle potevano essere anche grigio perla della Maison Lejaby, e il poeta-visionatore poteva pure essere convinto che, come nella romantica ricerca del Fiore Azzurro, credendo alla sua esistenza, se ne prolungherà all’infinito la ricerca, quelle mutande Isabelle Adjani se le era messe per lui. La sua tecnica fantasmatica era semplice: si metteva nel quadrato di Malevich ogni volta che stava per sopraggiungere nel quadrato di novembre il Black Friday di Isabelle Adjani; poi, aspettava che lei si girasse a guardarlo, così come è immobilizzata nella fotografia con quel vestito, all’improvviso …lei vede il Black Square di Malevich, anzi ci si sente dentro e solleva la veste…e mostra al poeta le sue mutande con la stessa grana dell’oil on canvas di Kazimir Malevich, la posa ha un nome che raddoppia l’attrazione di Milano, che è la 40 nel “Foutre du Clergé de France”, e qui nel Black Square del Black Friday è la 80, il doppio black square di Kazimir o di Cannes o il Vendredi d’Isanoir.
In un’idea, e i poeti, ancorché non siano propriamente né visionatori né cultori dei Singular Pleasures alla Harry Mathews, ne hanno sempre qualcuna in più, in un’idea così scrupolosamente coltivata, dicevamo, la cosa importante è che essa può determinare la propria realtà, anche se Isabelle Adjani quel giorno là sotto il vestito e sopra il Black Malevich non portava niente, questo fenomeno, del culo nudo, è la carne del tergo come la si può intendere, nel quadrato di Malevich, con la fenomenologia di Merleau-Ponty.