Autre ne veut ● Counting







E’ questo il contante?

by Blue Amorosi

La terra trasfonde vibrazioni continue
dentro il cuore e questo sei tu, diceva Edgar Lee Masters
e se la gente scopre che sai suonare il violino
ecco, sei costretto a suonare per tutta la vita.
Che cosa vedi, un aranceto con i ciucci degli zingari
che mangiano il trifoglio maturo?
O un prato da attraversare tra te e l’argine del fiume?
C’è il vento nella pianura giù per il Saraceno,
sei soddisfatto per il raccolto già pronto per il mercato
dei camorristi; o invece senti il fruscio delle sottane
delle zoccole quando fanno lo struscio alla domenica per la via del Lutri
e le foglie che turbinano significano siccità disastrosa
sai quanto te ne può fregare con la cibbia di tua nonna,
ma come poteva  mia nonna coltivare i suoi quaranta acri
nemmeno a parlarne di aumentarli, non ce la faceva più
con un misto di corni, fagotti e ottavini,
che cornacchie e pettirossi agitavano nella mia mente
e giù il cigolare del mulino ad acqua – vi pare niente?
In vita sua mia nonna non ha mai cominciato ad arare
che subito uno mi fermava per strada
e mi portava via a ballare o a un picnic
e così i quaranta acri si sono perduti
son pieni di merda di cavalli e di zingari adesso
sono finito come un violino scordato
e una risata scordata, e migliaia di ricordi,
e non un solo rimpianto
da mio padre non ho ereditato nessuno dei quaranta acri
di terra di mia nonna Steiner, se li è fottuti un separatista rinato
e con il mio lavoro, e di mia moglie, non ho acquisito niente
ma non contento volevo possedere duemila acri
a Segrate dov’è la giostra permanente
e per anni mi son dannato con Topolino prima e la Mondadori
dopo, lavorando duro, sacrificando me stesso, mia moglie,
la mia prole, fin quando quella zoccola è tornata al paese
dal collegio, ahimè misero!
Avessi lasciato in pace il mio amore per lei
si sarebbe trasformato in un bellissimo dolore- chi può saperlo?-
riempiendo la mia vita e l’aranceto di mia nonna con una salutare
linfa fragrante, ma io l’ho torturato, quell’amore, l’ho avvelenato,
accecato, e tolto qualche pensiero bagnato
in campagna da mia nonna quell’amore
non l’ho mai irrigato, così la mia anima e l’animaccia sua
precipitarono dal proprio sostegno
edera mortale invece di clematide.
Non lasciate che la volontà
giochi il ruolo di potatore dell’anima vostra
e del vostro oggetto a  a meno che non siate sicuri
che della natura dell’anima
e della fisiologia dell’oggetto a
quella sia davvero più saggia, e, piuttosto,
non sacrificate voi stessi lavorando per la Mondadori, prima,
e per Topolino e la Disney tutta, dopo:
coltivate i mille acri della nonna ebrea di Sant’Arcangelo,
quella sì che vi ha lasciato tutto il granturco, lei poi
che sapeva suonare solo la fisarmonica…