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▐ VYAKULA▐

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V.S.Gaudio
Vyakula, il turbamento della tigre






A Goa, in India, a cavidade do tempo segura
tenro selo entre silêncio echura do mar
com o pó da terra sobros ombros
vasto mar que tem o eco em fundo do céu até
aos bosques
Di fronte al mare, c’è questa candida correlazione
di luce e lontano il rumore pietroso di chi cammina
nel buio del mondo e nulla sa del fulgore
di Aurélia Mahatašman
Non c’è il contorno preciso della luce, né si può capire
se la traccia sulla sabbia sottile dorata possa
trattenere il suo passo e niente viene su dal
mare un bacio implacabile, la sua guancia, le sue
labbra, il fruscio del suo nome
Che cosa c’è in lontananza che possa essere
un grido, un desiderio, la segreta presenza di una
promessa che illumini il mondo da dentro
che cosa c’è tra le verdi fronde di questo bosco
orofilo che è leggero come la brezza a mezzogiorno
che cosa c’è tra l’orizzonte limitato e il fresco
ventre terso se non la curva del giorno questa lucida
meraviglia del corpo questa solitudine che piega la
terra questo passo leggero che rende trasparenti le acque
del mare
la pioggia non è una cintura rosa
non è uccello, la cintura dei tuoi jeans
ha la fragilità del gemito, cinge un’acqua dolce
stringe tutta la pioggia che se c’è vento
se c’è il tuo braccio che cosa sei
un giunco o la parola di un giorno
in questa eternità nuda?

Le parole che sono varsa, mukula,
mudra, anila, dos, våc, go
stanno dentro questa perdita o questo passaggio
o questo passo, pada,che è il segno del piede,
o la parola, il tema di una parola che un po’
prima cade giù o va, ricorre, partecipa,
che cosa misura allora un piede
il verde rossore della terra, la grazia muta
il suo piacere, la parola che cosa fu un giorno?
Iha, asti tasmin chidre lokasya yasmin vasti
Aurélia Mahtasman vasti iha yatra jaladhih tanoti eka jyotih
Yad sunoti ca gäyati vayah jaladheh bhogat .
Qui palpita, qui il mare esiste con un nome,
un sangue, l’arma del suo piede, nuda, intatta
è qui che c’è il velluto dell’ombra
dove vola il silenzio altissimo quasi azzurro
fin dove il cielo lo tiene e poi nelle tue braccia
svanisce
A.M. mi guarda delicata ragazza
dal bordo di questo mondo, vedo il suo
•[Aurélia Steiner de Goa
sulla sedia denominata “Goa”
]•
disegno preciso, il suo nudo così quieto
e sparso, freschissimo
questa immagine distesa là sulla riva
di Goa questo corpo nudo del bonheur
che un po’ mi tocca un po’ mi percorre
un po’ mi abita non so se come un mondo
tra le braccia, un nome, un corpo
che possiede e possiedo rotonda
morbidezza così tesa della sera
lungo questo spazio la parola
senza prima né dopo qui abita
non è uccello, non è rosa la cintura
è pioggia, un’acqua dolce di pioggia
tutta la pioggia del vento che se c’è
la lieve orma dei tuoi sandali
è come se stringessi la fragilità del gemito
che cosa vuoi, che cosa cerchi nelle fresche
acque dell’azzurro, così tenero anche
quando c’è il crepuscolo intero del solstizio
sei una pietra nella salsedine del vento
un po’ ad oriente biondo profilo che
attraversi il silenzio del mondo
io ti guardo così tangibile trasparenza
infinita della luce, mukula, corpo
che ha l’anima oltre questa attesa,
anima accovacciata sul viso del tempo
e rimani quieta, sola, dolcemente vacua
mekhalå, che è questa cinghia nuda
del sole che ti raggiunge
nel segreto di questa invasione
è davvero immobile la bellezza
šobhå è tutta luce,
che si allunga in un grande grido
che se tracciato è questa dolcezza infinita
del tuo gnomone istantaneo fulgore
con la sua schiuma costante, è lunga
un piede la carne della tua luce
šobhå é comprida um pé
mi dicesti lungo la spiaggia tiepida e unta
qui possiedimi finalmente
la turgidezza è la terra che ti aspetta
o è un uomo che ti ama?
Come dovrò chiamarla A.M. nella sua profondità
questo amore che sta tra il mare e il nulla,
questa solitudine del corpo e del mondo, che
parola sarà scritta per il suo gnomone che
ora che i suoi piedi nudi affondano nell’acqua
incrocia leggero la schiuma costante del suo
fulgore didonico?
Sarà chiamata Jala, per l’acqua, o nuvola di pioggia,
sarà per questo Jalada, oceano o Jaladhi,
Jalåšaya, che calma, che è perciò
anche Boba o Tola, per questo mi trattieni,
tolhes, tola doçura do mar
O la chiamerò Anila, per il vento, o Anika,
l’apparenza o Dos, perché sei la parte
di arco che definisce il tuo seno
e nello stesso istante sei il buio
che ha Došå, l’errore, la mancanza,
il tuo nudo bagnato altera la sera
tutto il verde paesaggio si fa
più tenero in presenza del tuo corpo
disteso, sul tuo seno, palpita Jala
quest’acqua così chiara del mare
Potrei chiamarla Mudrå perchè sigilla
il godimento o Múdha per l’aria indolente
e perplessa, questo sigillo stupito, un po’
sciocco e confuso, ti chiamerò Pada
perché hai il piede giusto dell’esserci
o Pat per come sai volare
e cadere giù, scendi, anche come Padya
hai il passo della tigre e del mare,
un po’ sei carezza del sole e un po’
sei la vasta notte che scivola lentamente
ai bordi della terra
Avrai il nome Våk o Våcå, che è la parola,
la dea della parola, perché sei un’asserzione
una dichiarazione, sei Våkya, questa vasta
solitudine del cielo, questo orizzonte lontano
e vuoto, questa risonanza così sciocca,questo
uccello che solca il mare occulto,
lo accarezza il vento , questa giovinezza
che incanta il desiderio, questo candore
così stupido come la tigre che galleggia
distesa una stella che ha il tuo sangue
ti chiamerò Våcå e sarai Vyåghra, la tigre
Vyakula, per questo turbamento che come
una frase spargi in ogni direzione, Vyåkïrna
• da: V.S.Gaudio, Aurélia Steiner de Goa •

Una parte di questo estratto da Aurélia Steiner de Goa è compresa in Il nome di A. M. ed è stata pubblicata negli Atti  della XVIedizione della Biennale di Poesia , Alessandria 2012: La Festa e la Protesta  I Poeti della XVI Edizione (2012), Puntoacapo, Novi Ligure 2013
•[Nella foto, Aurélia Gauh Ašmantama , con un berretto a visiera da tennista, mangia una banana, frutto in gran coltura nell’attuale stato di Goa(l’India è il maggior produttore mondiale di banane), con il poeta o il marinaio dai capelli neri nel contesto di un laranjal, habitat tipico do Portugal a Goa(anche per le arance l’India ha una produzione elevata, di poco inferiore a quella della Spagna ma superiore all’Italia)]•