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♫ Il tempo e la parole-U nel "Moderato Cantabile" di Marguerite Duras



Il tempo-orologio che riguarda i 4 incontri: i primi 3 avvengono un po’ prima del tramonto, almeno 15 minuti prima che suoni la sirena, e c’è la linea morbida dell’Heimlich, la retorica rotonda della seduzione, la seduzione-couchante[1]; il 4° incontro è ritardato per la lezione del venerdì e, ormai, siamo nel “crepuscolo avanzato”, l’Unheimlich emerge, come se fosse il Demone di Chauvin che provoca il Bambino di Anne fino a spingere il Pénard alla commutazione Unheimlich vera e propria della donna in “chienne”.
Il tempo-orologio e il tempo-meta, la parole-U et l’ à-peine-plus-tard

di V.S.Gaudio
Alla “seduzione-couchante”, senza ombra, ma, per questo, ottusa e tendenziosa, fatta di sottostrati, di sensi, e di sottofondi, del doppio senso, che, quando arriva il tramonto, le soleil couchant, appunto couche, adagia, ma anche imbraca, il punctum, l’accento, della parola, del segno, che va a toccare l’altro, a farsi sentire dall’altro, che sta ascoltando l’oggetto a, lo sguardo del fallo, cet inconnu qui couche gros(punta forte), couche par écrit (mette per iscritto) en couchant une bouteille sur la coté(svuotando una bottiglia), couche le poil à Madame (liscia il pelo alla Signora), a questa seduzione-couchante subentra, nel crepuscolo avanzato del 4° incontro, 4° tempo della sonatine, che, a tempi e conti fatti, potrebbe essere una sonata, prima l’emersione dell’Unheimlich e, poi, il segno che non deve apparire, quello che in fondo ognuno degli interagenti sapeva, la parole-U che, au soleil couché, ha la luce coricata; la seduzione-couchante è diventata, forte, precisa, bassa, il segno-couchage, che, va da sé, nel linguaggio popolare, connota il commercio carnale.
Mi viene da aggiungere, e non so se è il demone o l’Unheimlich che mi spinge, che la “chienne”, che è la signora Desbaresdes, non poteva che incontrare un Pénard tanto abile nella seduzione-couchante, che, attratto, affascinato da una chienne, non può che essere uno “chien-couchant”, un leccazampe,  un leccapiedi, uno striscione, sì, ma tanto abile, bravo e fascinoso, che, nel linguaggio figurato francese, è quello che si dice un vero e proprio “chien”!
Il tempo-meta si allunga, invece, fino all’ultimo capitolo: lei sposta ancora la sequenza regolare del tempo-orologio, va a ritirare il premio con calma, dopo aversela fatta addosso la jouissance, a casa e da sola, e aver buttato fuori la nourriture étrangère: il tempo è finito, difatti va a chiudere il gioco, già finito, non l’indomani ma il giorno appresso e, con tutto il rigore che la sua educazione esige, precisa, maestra dei tempi e direttrice della Sonatine, “elle arriva à peine plus tard que d’habitude”.
Insomma, la Signora ha vinto; lui, l’à peine connu, che, per l’à-peine, non se l’è suonata[2], è le peinard: per questo à-peine de retard, est peiné. Anche perché la maestra della Sonatine, un po’ prima che la sirène suoni, e il sole è couchant, à peine le soleil se couche gli piazza, pour la peine, per il disturbo, un altro “Pourquoi?”: «Je voudrais comprendre un peu pourquoi était si merveilleuse son envie qu’il y arrive un jour».
Et le Pénard porte la peine (paga il fio) et prend la peine (si prende la briga) de dire: «Ce n’est pas la peine d’essayer de comprendre. On ne peut pas comprendre à ce point».
A’ ce point, le pénard sa che, alla Signora, « à chaque jour suffit sa peine » (basta un pensiero al giorno).
Il tempo-meta, il periodo di tempo che serve per il conseguimento di una meta, è à peine plus long du temps horloge, le temps de la Sonatine : all’orizzonte, le soleil, pour la rencontre, à peine dessus, ottunde il senso affinché si diffonda la seduzione-couchante nei primi 3 incontri[3] ; le soleil, al 4° incontro, est à peine dessous l’horizon, il senso è del tutto ottuso in chi ascolta lo sguardo del fallo, ma, dal di sotto, fa luce sull’ottava inferiore; nella Fase V della sequenza narrativa, la maestra dei tempi arriva al resoconto finale à peine plus tard que d’habitude, cioè le soleil è sempre dessous come nei primi 3 incontri della seduzione-couchante, ma, ormai, l’Unheimlich ha bruciato la possibilità di un po’ di tempo in più per suonare l’ottava superiore. O, meglio, direbbe la maîtresse de la Sonatine, tu continua pure a canticchiarla, io l’ho già suonata e, adesso che i giorni si stanno allungando, le soleil qui se couche se couchera après le retenti de la sirène de sept heures, perciò le possibilità armoniche per la sonatine si possono ottenere con altri tempi, in altri luoghi, dove l’Heimlich del “Moderato Cantabile” dodelina mon désir: “A’ chaque jour suffit sa peine”.


da:V.S.GAUDIO
L’EMBARDAGE-DURAS
Il pentagramma narrativo du désir
© 2003







[1] La seduction-couchante del batelage ivre può, senza mezzi termini, farci imbarcare in Emily L.(Paris, Minuit 1987), in cui Captain e la femme “abitano il mondo nel suo viaggio interminabile, quello del mare” e in cui, come sottolinea Edda Melon, “il testo esercita una seduzione vistosa, eccessiva, sul lettore, tenendolo all’oscuro di qualcosa che i personaggi primari sanno, e si dicono, ma a parte. E’ la seduzione del silenzio[il corsivo è nostro], del segreto, la seduzione che nasce dall’esibizione della mancanza: qui mancanza di un significante, di un nome proprio, che apre una serie di altre mancanze successive,la poesia, la lettera”(Edda Melon, Ritratto dell’artista come vecchia signora indegna sulla costa normanna, in: Duras, mon amour, Marcos y Marcos, Milano 1992 : pag. 123).
[2] Cfr. la Tavola nell' Embardage-Duras 3
[3] Questa enumerazione dei tempi, da una parte, e l’attenta operazione di contrappunto, per i primi 3 tempi, di Chauvin, mi porta alla memoria un refuso occorso in un’antologia di Sadoul sul cinema, in cui, nella scheda riguardante Peter Brook, lo si fa regista del film “Moderato Contabile”(1960, con Jeanne Moreau e Jean-Paul Belmondo; girato a Blaye, un bourg de 4000 abitants, dans l’estuaire de la Gironde), che, visto l’errato contrappunto attuato nel 4° incontro dall’intemperante Chauvin, ingenuo come l’omonimo soldato di Napoleone, autentico archetipo del “moccolone”, mi sembra proprio azzeccato come titolo di un film che, a detta dei critici, ha steccato pur’esso. Insomma, Chauvin, per quell’insulto, fuori tempo, che ha mandato all’aria una possibile Coda che avrebbe fatto della Sonatine una Sonata, a conti fatti non è né “moderato”, né “contabile”. Ma, a riguardare la partitura, nemmeno Peter Brook, avendo preteso di cavare da ce récit-ci un film, è un “Moderato Contabile”…