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Compleanno al Museo Blanco di Campuan│Luciano Troisio


 

 2 Ubud, domenica 27 luglio 2014

 
Mio compleanno. Ho passato la giornata facendomi portare in moto a Campuan (2 km. da Ubud), dove c'è un fiumicello incassato in una valletta profonda dalle pareti quasi verticali, scavate nella pietra lavica. Si chiama Campuan anche il fiume. C'è un ponte, accanto al quale hanno conservato quello antico, molto stretto, fatto dagli olandesi. Li vicino c'è un famoso ristorante su quattro piani a scendere, il Murni: un posto delizioso/magico dove mi sono invitato e ho mangiato il mediocre piatto del giorno, Jamaican chicken, al piano
Il Museo Blanco a Campuan v
più basso, da solo, unico rumore lo scroscio delle acque (ma poi sono giunti i bifolchi disturbatori). Fiori, statue ovunque, ricoperte di muschio, offerte, tempietti deliranti, le pareti sono ricoperte di lussureggiante fittissima vegetazione. L'altro versante della valletta è già della tenuta Blanco. Poi sono tornato sul ponte antico, traballante perché l'intelaiatura è metallica. Il pavimento è stato rifatto con tavole nuove. Prima era pericolante. Dei fotografi stavano immortalando belle modelle: pezzi di carne con abitini piuttosto discutibili e mazzo di rose rosse. Ho rubato qualche scatto e qualche sorriso. 

sul ponte antico olandese
│© luciano troisio 2014

ingresso al museo antonio blanco
│© luciano troisio 2014

Appena passato il ponte, si sale (la zona è collinare, tutto un saliscendi) al Museo Antonio Blanco, un famoso pittore catalano trapiantato a Bali, morto nel 1999. A suo tempo l'ho conosciuto, mi ha gentilmnte ricevuto più volte e ha accettato di illustrare con collages (erotici) una mia cartella.
Il museo è sfarzoso, ne ho scritto varie volte. Lui viene chiamato il Dalì di Bali, io aggiungerei anche il D'Annunzio. Un giorno mi ha parlato entusiasticamente anche di Boldini. Prima di entrare ho bevuto un espresso al loro lussuosissimo ristorante, con tazzina Illy caffè. Buonissimo e raro. Nel museo non si può fotografare. Però all’ingresso i vigilantes si offrono di scattarne un paio. L’interno è un solo grandissimo locale, come il Panteon, ci sono due piani di esposizione. L’opera di Blanco è un grande inno alla donna. I visitatori non sono molti, vi sono molte poltrone e divani su cui si può sostare al fresco, riflettere cullati da una colonna sonora di musica lirica soffusa al minimo, civilmente. L’insieme suggerisce un tantino di megalomania, si visitano anche altri ambienti, gallerie, padiglioni che erano gli unici prima della costruzione del grandioso edificio centrale.

Blanco ha avuto una vera passione per i pappagalli. Ce ne sono ancora a decine, sia liberi che in gabbie nascoste tra la vegetazione. Tutto è curatissimo, il personale è una folla. Sempre al lavoro a innaffiare, curare il giardino. Mi ero ripromesso di passare l’intera giornata lì dentro e così ho vagato nei vari ambienti. Poi mi sono fatto fotografare con i soliti vari pappagalli, uno voleva mangiarmi un bottone, mi ha fatto due buchi nella camicia. A mia volta ho fotografato varie persone di tante razze, con tre o quattro animali addosso. C'erano visitatori interessanti, gente bellissima, in incognito, che non poteva non essere famosa, ragazzine stupende euroasiatiche con genitori bellissimi lui francese lei balinese. Li ho ritratti con lo zoom. Hanno certamente notato il mio interesse. Come vorrei poter parlare con chi incontro! Ho bighellonato dentro e fuori nel meraviglioso giardino fino alle cinque.

colloquio critico
│© luciano troisio 2014
Sul più bello si è messo a piovere, com’è tipico di Ubud. Allora ho pensato di mettermi subito al riparo nel loro ristorante fatto a vantilan (padiglione tradizionale senza pareti). C'era parecchia gente che consumava una bevanda giallastra con fiore di frangipani offerta col biglietto d'entrata; e se ne andava. Passa un'ora e continua un diluvio in crescendo non privo di fascino. Essendo presto, sono rimasto il solo cliente che ha ordinato la mitica anitra crispy. Le salse erano piccantissime inavvicinabili, però l'anitra squisita con un ottimo riso cotto con crema di cocco. Le cameriere una più bella dell'altra, costumi tradizionali stupendi, curate nel portamento, nel modo di camminare. Anche il personale maschile, nella tipica giacca bianca. Insomma un ambiente davvero aristocratico, com'era lui, che è stato insignito del titolo di Don dal re Juan Carlos. Altro che gli straccioni australiani curvi sotto lo zaino puzzolente che frequento io di solito. Più volte ho avuto l’opportunità di notare che la gente nei musei è completamente diversa dall’anonima volgare folla dei turisti generici.
Una ragazza si è avvicinata al mio tavolo e ha cominciato a parlarmi (Io non capisco quasi nulla se non me lo ripetono, quindi non sono risultato un grande seduttore). Abbiamo tuttavia amabilmente conversato un bel po'. Come temevo, la ragazza deve tornare a casa nel villaggio che dista 45 minuti, in moto, al buio, sotto la pioggia.
Dopo uno scroscio di due ore, ormai in piena notte, sono stati così signori da accompagnarmi in auto all'albergo.

 




museo antonio blanco a campuan
│© luciano troisio 2014