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Alda Merini e Ute Lemper▐ La scheda del P.M. da "L'Assassinio dei Poeti come una delle Belle Arti"™


Dal: Fascicolo del P.M. e del Procuratore dell’Accademia per l’Assassinio come una delle Belle Arti: Quadro indiziario; Motivi; Griglia di Parsons; Orientamento tecnico-strumentale del Lafcadio Incaricato,  in: Anonimo del Gaud, L’Assassinio dei Poeti come una delle Belle Arti, © 1999-2003

ALDA MERINI                                                                          ma anche: UTE LEMPER
(Milano, 1931; dove vive).                                                             (Münster, 1963;vive a New York).

 Titoli: La presenza di Orfeo, Milano 1953; Tu sei Pietro, Milano 1962; Fogli bianchi, Venezia 1987.

 1. Motivazione emotiva dell’Accademia
Questa lirica anziana, come vuole il 2° capitolo, è da sopprimere con un’arma da fuoco moderna e difatti, nella Tavola dell’Arma,l’arma indicata è una Magnum: non c’è tempo, la priorità è assoluta. Questa “donna perbene” che stava lì a guardare un altro che “saziava una prostituta di carezze e parole affannose” pensando che avrebbe potuto scrivere un libro mentre quello “la torturava con le sue inquietudini”; questa “regina” che per mille sesterzi rifiuta la sua compagnia perché ama Pierri divino "che non conduce nessuna guerra", un condottiero di nostalgia con cui giace nel solstizio d’estate, lei ch’è nata nell’equinozio di primavera; questa donna che non ha una misura, non ha uno staio di grano, ma che con la poesia ebbra e divina supera tutto, questa martire della poesia va allontanata da questa valle di lacrime con un semplice verso: Bang!

2. Fantasmi ed Esclusioni del P.M.
Il P.M. incaricato aveva in testa la cantante tedesca Ute Lemper, come l’aveva vista al Festival de Otoño di Madrid nel Recital del 22 de Octubre de 2001: così “huesuda y atractiva”, l’artista qui es bailarina, artista de musicales, compositora, actriz de teatro o cine, letrista, pintora expresionista, cronista de periódicos, ensayista ma che “hoy será cantante inaugurando la XVIII edición del Festival de Otoño, de la Comunidad de Madrid, en el Teatro Albéniz, con uno de sus personales e importantes recitales”[i].
Il P.M. incaricato, avendo in testa Ute Lemper, così ossuta e attraente, e avendo visto nei titoli della poetessa la presenza di Orfeo, si sentì come Cocteau: “Con Orfeo, ho deciso di correre il rischio di fare un film come se il cinema potesse permettersi il lusso di attendere, come se fosse l’arte che dovrebbe essere”[ii]. Allora volle visionare, su indicazione di un perito semiologo del cinema, “Belle de Jour” di Luis Buñuel[iii] per via della “donna perbene” che stava a guardare un altro che “saziava una prostituta di carezze”, e, dimenticando che, come scrisse Cocteau, “non vi è nulla di più volgare delle opere che pretendono di provare qualcosa”[iv], volle interrogare gli uomini che, nel film citato, saziano Belle de Jour.

Tutti, nell’escussione, allusero al fatto che la bellezza, detestando le idee, basta a se stessa[v], e all’altro fatto che un’erezione non si discute, fosse pure un’erezione dell’anima[vi].
La stessa attrice protagonista di “Belle de Jour” ammise che il segreto della sua bellezza non consisteva, come per Marlène Dietrich, nel prendersi cura della linea del cuore[vii], cioè la sua bellezza, pur così elegante,  non la poneva al di sopra dell’eleganza, delle mode, degli stili: certo, come quella di Marlène, anche la bellezza della Deneuve s’impone, è inutile che se ne parli, illumina dall’interno questa lunga onda di gloria, un’onda trasparente che arriva da lontano[viii].
Il P.M. finì con il chiedersi se l’erezione dell’anima era maggiormente attivata da chi si prende cura della linea del cuore e, perciò, canta Ich bin von Kopf bis Fuss auf Liebe eingestellt a cavallo di una botte, o da chi, bocconi sul letto della casa d’appuntamenti, illumina, onda trasparente che arriva da lontano, la volgarità del godimento.
Prima che l’interrogativo lo possedesse al punto di ossessionarlo tanto da farsi insopportabile, il P.M. volle ascoltare Ute Lemper in Ich bin von Kopf: ebbe un’altra erezione dell’anima e , prima di mettersi in viaggio alla volta di Urbino, per un’altra erezione dell’anima, per la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca[ix], tanto verbalizzò nel Fascicolo inerente Alda Merini:

“1) Non avendo la poetessa soppressa né l’eleganza di Catherine Deneuve né la bellezza di chi cura la linea del cuore di Marlène Dietrich;
2) non essendo detta poetessa né l’autore di “Orphée” né di “Le Testament d’Orphée”[x]

si esclude che
Belle de Jour, ai sensi dell’effetto di cui al Problema (4) della Griglia di Parsons, possa avere sparato con una Magnum questa poetessa così poco “huesuda y atractiva”;

si esclude altresì che
l’Angelo Azzurro, sempre ai sensi dell’effetto di cui alla non-risoluzione del Problema (4) della Griglia di Parsons, possa essere implicata, anche con un altro titolo, nel delitto;

si esclude
la partecipazione all’opera del Lafcadio degli interpreti del film di Cocteau, ovvero Jean Marais, Marie Déa, François Périer, Maria Casarès, Roger Blin, Juliette Greco, Henri Crémieux, Pablo Picasso, Charles Aznavour, Yul Brinner, Lucia Bosé, Dominguin, Françoise Sagan, Brigitte Bardot[xi];
si esclude infine che
i versi

“E c’è anche chi dice che a casa sua ha un comodo letto
e che per la mia compagnia
darebbe mille sesterzi”[xii]
si riferiscano alla casa d’appuntamenti frequentata da Sévérine nel film “Belle de Jour”, pertanto nessuno ha offerto mille sesterzi, né si può evincere che, per il rifiuto della propria compagnia, un utente deluso abbia fatto “Bang” alla poetessa.

Si precisa che
Ute Lemper, cantando Ich bin von Kopf, non ha in nessun modo attuato il delitto di doppiare Marlène Dietrich ma, come ha già precisato Ernesto Assante, tentando il difficile confronto con icone femminili come Marlène Dietrich, Ute Lemper non sfiguri, anzi offre nuovi punti di vista[xiii]”.


[i] Cfr. Rosana Torres, Ute Lemper inaugura el Festival de Otoñ con su cabaré antifascista, “El País”, lunes 22 de octubre de 2001.[ii] Jean Cocteau, Del cinema, trad.it. Il Formichiere, Milano 1979: pag.108.
[iii] Belle de Jour, France 1967; regia di Luis Buñuel; sceneggiatura: Luis Buñuel e Jean-Claude Carrière, dal romanzo di Joseph Kessel; interpreti: Catherine Deneuve, Jean Sorel, Pierre Clémenti, Michel Piccoli, Geneviève Page, Macha Méril, Georges Marchal, Francis Blanche, Francisco Rabal, Françoise Fabian, Marie Latour, François Maistre, Muni. Durata: 100 minuti.
[iv] Jean Cocteau, trad.it.cit.:ibidem.
[v] Cfr. Jean Cocteau, op.cit.: “La bellezza detesta le idee. Essa basta a se stessa”:pag.108.
[vi] Ibidem:”Un’opera è bella come qualcuno che è bello. Questa bellezza di cui parlo(quella di Piero della Francesca, di Paolo Uccello, di Vermeer) provoca un’erezione dell’anima. Un’erezione non si discute. Poche persone ne sono capaci. La maggior parte, come nel celebre disegno di Forain, ritiene che è molto meglio parlare”:pag.108.
[vii] Cfr. Jean Cocteau, op.cit.:”La vostra voce, il vostro sguardo sono quelli di Lorelei; ma Lorelei era pericolosa. Ma voi non lo siete; perché il segreto della vostra bellezza consiste nel prendervi cura della linea del cuore. è la vostra linea del cuore che vi pone al di sopra dell’eleganza, delle mode, degli stili; al di sopra anche del vostro prestigio, del vostro passo, dei vostri film e delle vostre canzoni”:pag.53. La leggenda tedesca dell’ondina Lorelei, che attira i naviganti sugli scogli, fu collegata alla roccia Lorelei, che domina la riva destra del Rhein presso Sankt Goarshausen, dal poeta Clemens Brentano. Un altro poeta tedesco, Heinrich Heine, fece diventare popolare questa leggenda.
[viii] Cfr. ancora Cocteau che, sempre rivolgendosi alla Dietrich: “La vostra bellezza s’impone, è inutile che se ne parli; è dunque la vostra bontà che io saluto. Essa illumina dall’interno questa lunga onda di gloria che siete voi, un’onda trasparente che arriva da lontano e si degna generosamente di spingersi fino a noi”: ibidem.
[ix] Piero della Francesca, Madonna di Senigallia, 1470 circa; tavola 61x53.5 cm; Urbino, Galleria nazionale delle Marche.
[x]Orphée”, interpretato da Jean Marais, Marie Déa e François Périer, è del 1950: dura 112 minuti e Cocteau ne ha curato anche la sceneggiatura. “Le Testament d’Orphée” è stato prodotto nel 1960. Dura 77 minuti e vi ci recita anche Jean Cocteau.
[xi] Lo stesso Jean Cocteau ha testimoniato: “E’ probabile che il destino l’abbia messo nel posto preciso nel quale il sogno e la realtà si confondono”:op.cit. pag. 49. Quindi non certo nel luogo del delitto. Anche se l’attrice, essendo la sua bellezza e il suo talento incontestabili e possedendo qualche altra cosa ignota che attira gli idolatri di un’epoca priva di dei, è da tenere d’occhio perché potremmo rinvenire tra gli idolatri il Lafcadio della poetessa. Non dimentichiamo l’affermazione di Jean Cocteau: “Quando ero giovane, ho visto dei ragazzi aspettare Greta Garbo dopo un film,talmente s’imponeva la sua presenza mitologica. Aspettavano al Paramount, alla stessa porta”:op.cit. pag.82. Rilevare se ci sono stati ragazzi ad aspettare Alda Merini dopo un “Costanzo Show” all’uscita del Parioli, il teatro dove si registrano le chiacchierate.
[xii] Versi tratti dalla poesia XIII pubblicata in Le proporzioni poetiche, a cura di Domenico Cara, vol. III, Laboratorio delle Arti, Milano 1987: pag.84.
[xiii] Cfr. Ernesto Assante, Musical, jazz e cabaret: Ute Lemper alza la voce, in “Il Venerdì”, Roma 25 gennaio 2002.
La scheda di Alda Merini, tratta dal Fascicolo del P.M. di cui a L’Assassinio dei Poeti come una delle Belle Arti│© 1998-2003 è inedita