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La gabbia sull'isola di Għawdex ♫ Sia & Bue Amorosi




Il Nurk  sull'isola di Gaudio ha il cuore elastico?
by Blue Amorosi

Parlando del Chandelier già avevamo detto qualcosa sull’elettricità e sul fatto che in definitiva il poeta che se ne faceva del lampadario avendo la lampada Tizio che faceva una luce che nemmeno la stella Sirio appollaiata sulla finestra dello studio! Ora, cosa si può dire sulla maturità di una persona, che non si misura dall’età ma da come regola la pulsione del 5 vs 1, questo lo sapevano i Gesuiti e, adesso, anche il poeta, dopo quasi 11 lustri di battaglie dei Gesuiti, lo sa anche lui. E, quindi, si può dire che sia maturo? E allora che importanza hanno gli anni, specialmente se bevete a colazione gazzosa e, nella tarda notte, continuate ancora a farvi l’ennesima posa del caffè, come se foste quel poeta che negli anni settanta bivaccava in una mansarda a Torino sempre sull’orlo di una crisi di satiriasi? Il problema  non è più nell’affettività elettrica quanto nell’affettività elastica, la pulsione, sì, d’accordo, è come se fosse in un cavo elettrico, sottotraccia, ma il flusso di cariche o l’effluvio elettrico con la tensione alta fa eiaculare di più di un flusso concatenato o di una tensione bassa? Mettiamo che la tensione sia primaria, è come la primarietà della caratterologia francese, quindi più sei sanguigno, non-emotivo, attivo e primario, e più si innalza al meridiano insieme all’oggetto “a” e lo sorvola e poi si lascia cadere in volo che nemmeno un falco in picchiata? E se la tensione è secondaria, si può pensare che il poeta è più sentimentaleemotivo, non-attivo, secondario, tende di più la risonanza e l’emotività glielo mantiene duro per tre stagioni di fila? Che cosa c’è nella corrente alternata che non c’è nell’Heimlich?  E l’Unheimlich, col nastro isolante, ha ancora un’anima inquietante?

Per il cuore elastico, invece, e c’è una gabbia, però non abbiamo bestie mitologiche col corpo e la testa di un leone come il grande Roe, come dobbiamo regolarci? Se vogliamo uscire dalla gabbia e non passiamo tra le sbarre, bisogna trasformarci in quell’uccello lungo cinque centimetri che sa parlare e che Woody Allen dice che si chiama Nurk, e il bello è che è capace di volar via dalla gabbia e, poi, una volta fuori, si mette a cinguettare e fa riferimento  al Nurk che pensa che sia ancora in gabbia e gli dice: “Ma che ci fai là dentro, dov’è finito il tuo cuore elastico?” La mitologia sibarita sostiene che se un Nurk si posa sul dorso di una grande scrofa, questa non finisce in salsiccia e sopressata ma arriva fino al Natale dopo perché come gioca a tombola lei non s’è vista mai nessuna porca. Si dice che il poeta una volta abbia ricevuto un Nurk in regalo quando la Nonna doveva ammazzare il porco, anche se lui avrebbe preferito ricevere in regalo Le leggi dell’ospitalità di Pierre Klossowski in lingua originale, e allora, sconsolato il povero Enzuccio, prese il Nurk e lo buttò giù dal balcone, in corso Vittorio Emanuele III n.96 se si contava da sopra o n. 3 se si contava dal passaggio a livello, fu da allora che il Nurk cominciò a fare sporadiche apparizioni nella mitologia turca, in cui è molto sarcastico  e non appena lo mettono in groppa a un porco si mette a ridere e vola via, poi si ferma di botto, guarda il cielo e dice: “Ohilà, che bell’uccellino che è volato via dalla gabbia!”. E la musica finisce.


L’elasticità è una proprietà fisica per quanto non abbia una grandezza fondamentale: è incoercibile l’elasticità o comprimibile? Si può dire che sia lunga, che abbia tempo, che abbia una massa? L’elasticità è permeabile? O è impermeabile? E se piove e si bagna, quando è che diventa anelastica? Il cuore, poi, essendo elastico, potrà, poi, volendo, essere fluido, plastico, flessibile? E un cuore elastico quanto è duro? E se non è duro duro, ed è viscoso, quando piove si ammorbidisce e si fa più elastico o non essendo più impermeabile si mette a piangere? In musica, è facile che un Nurk salti su e giù per il pentagramma, anche perché fa pause di minima e a battuta più della binaria non pare che vada, anche se una volta il poeta fanciullo ebbe ancora un altro Nurk che suonava il violino e il wood-block che è uno strumento a percussione e per gli uccelli piccoli è difficile da suonare, non è mica la raganella. La gabbia è come la grammatica, c’è il nome, il verbo, l’aggettivo, l’articolo, ma quello che ti frega sono le parti invariabili, l’avverbio, tutta la pulsione delle preposizioni che sembra che sia elastica ma, poi, ha la fisica del gruppo nominale che è il tuo oggetto “a” o, al limite, il fantasma. La gabbia è la lingua, non quella parlata, quella scritta, che non è letteraria e nemmeno universale; l’anglofono sembra che sia più elastico del tedescofono e dell’italiano, ma il guaio è che non è mai bilingue il locutor-cantante, si è appurato da qualche parte che il polacco sta più in gabbia del romeno e che il maltese si vede che se la canta per i cazzi suoi, chiuso dentro la gabbia del suo gaudir siracusano trapanese. Una volta un Nurk senese andò sull’isola di Għawdex [=Ghawdesh- leggi: “gàudesh”], che è "Gaudio" e che impropriamente è detta “Gozo”, convinto che lì potesse cantarsela libero e fuori dalla gabbia, invece fu talmente sconvolto l’uccellino che non riusciva più ad alzarsi in volo e figuriamoci se avesse dovuto suonare lo strumento a percussione che s’era portato dietro; passò di lì Enea che, intenerito e dal cuore elastico, lo fece imbarcare e lo portò in dono a Didone che lo fece volare nella gabbia del punico, del fenicio, dell’arabo e della lingua franca.