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La sfida a duello è nongrammaticale? ░



La prossima volta mi porto la Granbassi...
La sfida a duello è nongrammaticale o semplicemente incostituzionale? Breve divagazione ziffiana di V.S.Gaudio

 

Una frase come  “Chiunque sfida altri a duello, anche se la sfida non è accettata, è punito, se il duello non avviene, con la multa da lire quarantamila a quattrocentomila”[i] è non grammaticale? Qualcuno dirà “No di certo!”, e lo dirà subito, senza esitazione. Io dico, come Paul Ziff[ii], che la teoria grammaticale è un argomento complesso, pieno di tecnicismi. Comunque vorrei qui evitare i tecnicismi, per quanto è possibile.

1.       Io so e do per acquisito che “Chiunque sfida altri a duello” è una frase della lingua. Così si può ragionevolmente chiedere se sia una frase grammaticale o no.

2.       Supponiamo di avere una grammatica della lingua. Allora, parlando in modo piuttosto vago, potremo chiederci se la frase “Chiunque sfida altri a duello” si accordi o no con la grammatica. Intanto sappiamo che la frase, essendo un articolo del  Codice Penale in vigore, si accorda con il codice penale. Tanto che, se il codice è grammaticalmente corretto, la grammatica è penalmente corretta?

3.       Qualcuno sembra pensare che, dal momento che a scuola  gli è stato insegnato che il primo capoverso dell’articolo 394 del Codice Penale comincia con la frase “Chiunque sfida altri a duello”, non vi sia nulla di non grammaticale nella frase, anche perché la frase è penalmente corretta, ammesso che la grammatica che ha imparato a scuola fosse una grammatica corretta della lingua.

4.       Per sapere se una grammatica sia penalmente corretta dovremmo sapere, più o meno, se certi articoli sono o non sono frasi grammaticali della lingua e dovremmo stabilire se queste frasi si accordino o no con la grammatica e il codice. Non so come dirlo, ma all’esattezza di una grammatica siamo sicuri che corrisponda un codice penale grammaticalmente esatto?

5.       “La stessa pena si applica a chi accetta la sfida, sempre che il duello non avvenga”[iii]. Supponiamo che io dica “Sta piovendo”, e invece non sta piovendo. Anche se ho l’ombrello aperto, quel che ho detto non è vero. Quindi pur essendo grammaticale la frase può essere non vera: dico “Sta piovendo”, apro l’ombrello, il sintagma verbale è grammaticale, l’ombrello no? Mettiamo che io accetti la sfida, facciamo a  pugni oppure ci prendiamo a pistolettate o, meglio, col cannone americano Parrott, quello col calibro minimo[iv], mi danno la stessa  pena, ammesso che quella mattina all’alba non sia andato nel bosco del Pantano col mio cannoncino portatile. Poi, vai a vedere, quella mattina pioveva  a dirotto e il Pantano era impraticabile anche con gli stivali da palude.

6.       La grammatica di una lingua può essere pensata come un sistema di qualche tipo per attribuire descrizioni strutturali a certe espressioni della lingua. Il codice penale di una nazione, che ha in uso una siffatta grammatica della propria lingua, può essere pensato anch’esso come un sistema di qualche tipo per attribuire pene strutturali a certe azioni devianti?

Le descrizioni strutturali si dividono in due sottogruppi: quelle accettate e quelle non accettate; perciò se una frase è non grammaticale, allora, in una grammatica corretta della lingua, questa frase avrà una descrizione strutturale non accettata.  Nel codice, per la tutela arbitraria delle proprie ragioni, la sfida a duello è strutturalmente connessa con i portatori di sfida(art.395), e l’uso delle armi in duello(art. 396). Così, se quella mattina, portavo il mio piccolo Parrott nel Pantano mi avrebbero punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire centomila a duemilioni, sempre che non avrei centrato con una palla di cannone il mio avversario; se il duellante portava il suo cannoncino Parrott e mi faceva volare al primo colpo al meridiano insieme al mio oggetto “a” si beccava solo da uno a cinque anni, sarei stato fesso ad andarci, non credete?

7.       Se mi avesse ferito, sarebbe venuto il carabiniere della locale stazione o anche il giudice di pace, se il reato gli compete, oppure un p.m. onorario e mi avrebbe chiesto: “Lei si è ferita da se stesso?”

Cosa avrei dovuto rispondere? Che è non grammaticale? Oppure, guardi, che la signora non centra, e poi non pare che si sia ferita? Quindi la signora non si è ferita, avrebbe verbalizzato il carabiniere è non grammaticale, secondo lei. Ma se fosse stato l’essere adulto femmina che io ho sposato non è ferito, questa sì che sarebbe stata grammaticale, anche se in questo caso il duello non sarebbe stato regolare, perché il duellante, contravvenendo alle regole, avrebbe cannoneggiato col suo Parrott anche mia moglie. La prossima volta  si fa con la scherma, così mi porto la Granbassi come madrina e vediamo se il mio avversario viene infilzato dalla schermitrice chi se la sentirà di penalizzare la campionessa[v]!
Vi sono limiti a quello che una grammatica ci permette di fare pur conservando il suo carattere di grammatica. Altrimenti la grammatica non è corretta.  Il codice, invece, non ha limiti: ci permette la sfida a duello, e anche con schemi verbali e armi non convenzionali, con padrini  o secondi che siano e portatori di sfida. Il codice, anche quando è non grammaticale, o addirittura incostituzionale, è sempre politicamente corretto; forse sarebbe opportuno considerare la non grammaticalità del codice di procedura che, è ovvio, con un codice corretto, non potrebbe procedere per una frase come “Chiunque sfida altri  a duello” che è strutturalmente inadeguata e non grammaticale in una grammatica adeguata in uso in una nazione che si è proclamata Repubblica e ancora ha in uso il Codice Penale in uso quando la nazione era un Regno.



[i] Art.394.Sfida a duello.- Codice Penale[Regio Decreto 19 ottobre 1930, n.1398]
[ii] Cfr.Paul Ziff, Sulla non grammaticalità, in: Idem, Itinerari filosofici e linguistici, © 1966; trad.it. Laterza Bari 1969.
[iii] Art.394 C.P.: secondo capoverso.
[iv] Quello da 10 libbre con 2,9” di calibro.
[v] Le armi taglienti sono unite agli archetipi del Regime Diurno della fantasia, come simbolo di potenza e di purezza. Come Minerva, la mia seconda è una dea armata in cui confluiscono, attorno allo spirito della mente, la spada, il padre, la potenza e l’imperatore,ma, per vincere il mostro, che è il mio nemico, il fioretto della mia madrina è come la cintura di S.Marta con cui allaccia la Tarasca; resta comunque l’archetipo della spada e della langula, che è il manico, la vanga  o gambo, che come linga e fallo è all’origine dell’accezione diairetica  e trascendente della spada.

Margherita Granbassi in duello...