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ARTURA│Gaudio Malaguzzi





Zoe e la zia Fritzi
Artura non era Zoe e io non sono Arturo

Artura non ha mai fatto lo sciopero della fame, non era oppressa o forse temeva che dei politici insidiosi le lasciassero dei biscotti a portata di mano, o forse del parmigiano, di cui, a pensarci bene, poteva essere ghiotta. Il problema dello sciopero della fame mi disse una volta è che dopo un po’ si ha più fame ancora, e, poi, aggiunse, io ti pare che io sia una radicale?!

Artura non ha fatto la rivoluzione francese e, se è per questo, nemmeno quella russa: i francesi, mi disse una volta quando era adolescente, mi stanno antipatici; i russi, non lo so, però son rossi, va là: tu dici che son più rossi di noi rossi romagnoli? Forse, aggiunse ridendo, se fossi stata Caterina, la rivoluzione russa l’avrei fatta…


Artura non era frugale; all’epoca, era patita della marmellata di mele: a me che son del Toro mi piacciono le mele, e mi piace da morir la marmellata di mele[i]! Una volta, quand’ero ragazzo, così disse il poeta, toccai il culo di Artura:  che stava tra il saper vivere della mela, come scrisse Jean Arp nel suo Bestiaire sans prénom, e la lascivia della zucca, avrei potuto dirle che come una vacca , da grande, avrebbe potuto prendere la via della pergamena tanto da perdersi in un libro di carne, e quando le sussurrai che ogni pelo di questo libro pesa una libbra mi dette un bel ceffone; il tuo culo è pieno di lampi e non sarai mai una farfalla.

Artura mise la mano sinistra nella mia mano destra e saltando sul piede sinistro andò cantando se adesso mi tocchi di nuovo il culo giuro che ti do un calcio in culo, al disopra del mio orecchio destro così saltando si fece farfalla o semplice uccello per quanto potesse già essere così ragazza una bella passera con un grosso culo.

Artura, un giorno che me ne andai a zonzo e lei mi chiese dove diavolo ero stato che di me sentiva la mancanza, Artura , le dissi un giorno ch’ero diventato più grande, quest’autunno cambio casa e me ne vado al mare così per andare a scuola non dovrò più prendere il torpedone con tutta quella nebbia lì che mi rompe il cazzo, e poi quando arriva l’estate vieni a farti i bagni da me e così ti tocco il culo.

Artura non era molto alta, forse era istriana di origine, e poi lì in Romagna si mise il cognome che si mise pure quell’attrice che forse era sua cugina più grande e che quando era ragazza Artura ancora non faceva l’attrice, e nessuno pensava che avrebbe fatto quel genere di film che narrano di adolescenti dentro la pulsione uretrale dell’occhio e della mano. Artura era una mesomorfa normolinea, e aveva un bel culo grosso. Artura, una volta, s’appoggiò al muro, e quando la toccai mi venne abbastanza duro; lei se ne avvide e si mise a ridere, tanto che si scostò dal muro, mi sa, disse intanto che rideva, che adesso non ce l’hai più duro.

Artura, che adesso che ci penso, il poeta pensava che fosse un po’ come Zoe, quella di “Zoe e Arturo”, che in America erano “Nancy & Sluggo”, due ragazzini tracagnotti creati dal disegnatore Ernie Bushmiller, e Zoe è una bimbetta presuntuosa e petulante; Arturo, che porta la coppola in testa e si sforza di fare il guappo, è succube dell’aggressività e del dispotismo matriarcale di Zoe. Il fatto è che Zoe aveva una zia, “Fritzi Ritz”, che era una mesomorfa compatta e bona, un giorno il poeta disse che la zia di Zoe era una bona complessa, tra il polisemico e il monosemico, e che avrebbe voluto rivedere Artura  signorina per vedere se aveva lo stesso indice costituzionale e lo stesso indice del pondus della zia di Zoe.

E forse fu per questo che un giorno, quand’era ventenne o poco più, il poeta prese il telefono e cercò Artura e una volta al telefono le disse che vorrei farti vedere le mie poesie e lei gli rispose che sai dove te le devi ficcare le tue poesie?  E Arturo, cioè il poeta: veramente pensavo di ficcarle a te, che se, tanto mi dà tanto, se avevi quel gran culo adolescente adesso la zia di Zoe sai dove te la metti? Ma chi è la zia di Zoe? Oh, Dio, pensò il poeta, se non sa chi è la zia di Zoe, adesso come faccio a dirle che è per il suo deretano che avrei voluto rivederla?

Artura, un giorno mi scrisse una cartolina: sono qui al mare dove abitavi tu, e sto al sole e c’è chi me lo tocca il culo, terrone depravato! Artura aveva scelto una cartolina con la fila degli ombrelloni  sulla spiaggia di Milano Marittima, io allora le scrissi una cartolina che ero anch’io al mare e una ragazza che si chiamava Zoe stava al sole e leggeva il fumetto di “Fritzi Ritz”, che era la zia bona di Nancy-Zoe, e quando glielo toccavo  era la luna blu di luglio il suo culo. Artura, che mi aveva letto su un giornale[ii], allora prese un’altra cartolina e me la mandò presso quel giornale, e scrisse perché non gli fate fare un fumetto con quella troia della zia di Zoe a questo vostro fottuto collaboratore, così la smette di toccarmi sempre il culo?



Artura un po’ Zoe e un po’ Fritzi Ritz
a Milano Marittima?
Artura, quell’anno a Milano Marittima, pensava che fosse un’avventura stagionale invece è rimasta lì, si è preso un bel lido, e dopo non si sa quanti lustri se ne sta sempre a prendere il sole, una volta su una sedia a sdraio, un’altra sul telo da mare; Artura, ormai, è come la zia della zia di Zoe, ma scrive poesie della peggior specie delle poetesse a pagamento, e il bello che, si è saputo, è da almeno tre lustri che non lo dava più a pagamento, anzi Artura pare che la chiamassero la Jeanne d’Anjou, le plus gros zou-zou. Chissà se aspetta ancora che il poeta la richiami per farle vedere com’è che si fanno i versi; il poeta, ogni tanto, rivede Artura, ma Artura la ragazza, specie quando era salita su una sedia per guardare fuori da una sorta di abbaino, di quelli che in quegli anni c’erano ancora nelle case in Romagna, e mentre lei guardava fuori, il poeta ragazzo guardava sopra, e fu così che toccandola scoprì la pulsione uretrale e capì che avrebbe studiato cosmologia e psicanalisi, non fu certo per caso che quel pomeriggio a un certo punto, nel silenzio della controra, improvviso venne fuori che “Dio,ma ce n’è di acqua sulla luna!”

Artura, aveva la Luna nel segno in cui il poeta aveva Marte e Urano, quando si accende la luce salta tutto in aria, resta un libro di carne, e ogni pelo di questo libro pesa quanto la lascivia della zucca, una libbra, come ebbe a stabilire Jacques Lacan, all’insaputa di Artura e del poeta ragazzo, l’oggetto a e la libbra di carne;a saperlo, l’oggetto a e la libbra di carne Lacan li avrebbe denominati semplicemente la “libbra di Artura” o il “culo di Artura”, che come la vacca prende la via della pergamena, ed è per questa fottutissima carne di vacca che il poeta non pubblicò più un libro di poesia a stampa, ah, il pelo del culo di Artura!...

by gaudio malaguzzi




[i] Che è complementare, per via del fatto che, come ebbero a statuire negli anni Novanta Marisa G.Aino e Vuesse Gaudio, la marmellata di mele è compatibile con lo Scorpione, che è, appunto, il segno complementare del segno di Artura(senza tacere sul dato essenziale che il Marte di Artura era nello Scorpione:il pianeta e il segno del deretano). Per il Toro, Marisa G.Aino e Vuesse Gaudio prescrivevano la marmellata di fragole, per via dello iodio, che è un elemento essenziale per la tiroxina, l’ormone della tiroide, che è la ghiandola endocrina afferente al Toro. Cfr. Marisa Aino e Vuesse Gaudio, Lo Zodiaco delle Marmellate, inserto di “Cip & Ciop” n.35, The Walt Disney Company Italia, Milano settembre 1992.
[ii] Non poteva che essere “Il Monello”, dove il poeta teneva la rubrica dei test [ nel tempo in cui c’era, tra i titolari di rubriche, anche  Enzo Tortora]; “Il Monello” per via del fatto che in Italia  è qui che furono pubblicate le storie di “Arturo e Zoe”.