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Clara Lukács at Loon Lake 5│In memoria di E.L.Doctorow


Clara Lukács at Loon Lake 5 In memoria di E.L.Doctorow
 

E’ proprio lei, pensa il poeta, senza dubbio, vestita ora coi calzoncini a fior di culo da tennista, in lotta coi tormenti della sua giovinezza così asimmetrica, ma è lei, la medesima ragazza tornata alla mia vita, cambiata quanto a tempo, è vero, cambiata quanto a luogo, cambiata siamo onesti quanto a carattere, ma come posso dubitare dei miei sentimenti, sono tutto ciò che ho, una vita ho speso a studiarli e di tutti questa è l’indiscutibile costante, la sensazione di riconoscimento che ho per lei quando mi compare, la facilità con cui viene a me al di là delle circostanze giacché non ho attrattive particolari per le donne, soltanto per questa donna, e il suo archetipo, e così il riconoscimento deve essere reciproco, ci spinge l’uno verso l’altra nonostante le nostre diversità e le incapacità che abbiamo di capire l’idioma l’un dell’altro, questo è sicuro, ed ecco che è accaduto di nuovo sebbene io sia indiscutibilmente più vecchio, più endomorfo e più ridicolo come simulacro d’amore di quanto non lo sia stato prima.
Sono più vecchio sempre.
E sempre non c’è verso di capirci.
Sempre la perdo.
Oh Dio che hai fatto questa ragazza,
dammela questa volta perché possa tenerla
lasciami sprofondare nel suo segreto
nel suo specchio nascosto in cui c’è il suo corpo
e la sua immagine, lasciami immergere nel suo riflesso,
nel bagliore che c’è in Lukács , tra luce e luna, prato e bulbo,
questo bagliore che alla luce mi attende sul prato
questa grazia di una congiunzione assolutamente insensata
tra ellissi del segno ed eclissi del senso,
adescamento distratto e istantaneo del doppio

 
Sono un  poeta e ho trovato solo questo luogo,
quando giunsi qui fu per uccidere il soggetto che nella relazione
asimmetrica è sempre alla svolta di un mercato
e che quando vede il poeta vuole sorprenderlo
per averlo visto prima e in un altro luogo
mentre aveva affrontato altrove il giorno dopo,
è sempre il vecchio che una notte quando i cani
sopravvengono nella notte mai così oscura e piena
di luce e si scagliano sul giovane nella loro furia
ma con inefficienza massima, si rivoltano l’uno contro
l’altro ringhiosi per gli intralci che stanno vicendevolmente
creandosi è nella tenue memoria dell’odore di quei cani,
i latrati e il ticchettio secco dei denti dopo che la carne
è stata trovata,il rapido allentarsi e la ripresa più giù fino
all’osso, tutto che si quieta immediatamente, il rumore
morbido di carne azzannata, e l’esplosione di un fucile
o d’una pistola tutto è nell’ordine del vecchio, che sta
sempre su, nella relazione asimmetrica con la giovinezza,
alle Adirondacks sul Lago delle Strolaghe ritiro d’alta montagna
tanto puro e freddo e trasparente quanto un’acqua
tenuta a coppa tra le mani

 
Per questo la sua comunicazione è manipolatoria
affinché la relazione diadica della coppia giovane e simmetrica
sappia finalmente avvenire e soccombere,
Clara Lukács si dia al dispositivo di sessualità di Joe Paterson
cosicché prima di ritornare la strolaga al Loon Lake di Bennett,
del vecchio, faccia del sentimento di sé
la fenomenologia che ha sempre, quando è giorno,
quell’aria un po’ loony e un po’ radicalmente ottusa,
che è paradigma quasi sadico della sentimentale infinitista
che gioca in modo così apparente
e perciò costantemente invisibile
sempre a I Show up for You People Adults,
in cui la prospettiva relazionale della sentimentale infinitista
che è Clara Lukács ha sempre adescato tra autoinganno
e disamore, ed è per questa ragione comportamentale
che la conflittualità nella coppia è quella espressa
in modo obliquo, invisibile, attraverso preludi, impliciti,
non detti e semidetti[i]

[…]

da à v.s.gaudio LOON DROP.La Stimmung con E.L.Doctorow sul gioco eterotopico di Clara Lukács│© 18-20 luglio 2009

 

 




[i] Cfr. V.S.Gaudio, La comunicazione  manipolatoria  e obliqua in Gombrowicz, in: Alessandro Gaudio, Il limite di Schönberg.Il principio ibrido, il disagio e la mancata fine del romanzo, Edizioni Prova d’Autore, Catania 2013: pagg. 129-133.