Uh Magazine plays Jack Savoretti - Back To Me

La bocca dell'anfitriona e l'alluce di Bataille ♦ Mini-Lebenswelt con Isaac Asimov

"Fermenti" n,10/12
Roma ottobre-dicembre 1979
Come Mort Stellar più di una volta il poeta fu a cena con una sorta di confraternita di poeti: d’accordo, quelli di Stellar erano gentiluomini, tutti piuttosto geniali, erano i Black Widowers; questi, più che riunirsi regolarmente per cenare e discutere insieme per risolvere convivialmente qualche caso enigmatico, erano dei perdigiorno, pettegoli e, in più casi, anche cornuti, propensi, piuttosto, a scrivere versi, durante la ricreazione, del lavoro, prima e durante,  e, del tempo pensionistico, dopo, per pubblicarli sborsando non solo la tredicesima, visti che alcuni sono molto prolifici, durante questa fase, e osano “pubblicare” anche quattro o cinque volumi, non plaquettes, all’anno. 



Il culo della Cassini nel cassetto del caporedattore di “Playboy”$
Mini-Lebenswelt con Isaac Asimov


Uno di questi poeti, eravamo nello stesso decennio della pubblicazione delle tre raccolte di racconti dei Black Widowers[i], una sera si fece trovare a casa di un suo amico commerciante all’ingrosso, che usava aprirti la porta d’ingresso impugnando una pistola e che aveva la moglie che , essendo a cena, non potevi non farti impennare l’oggetto “a” al meridiano guardandole la bocca , i denti , il sorriso e il naso.
"Topolino" n.1352
Il poeta arrivò quella sera da Milano e aveva in mano un settimanale per ragazzi  fresco di stampa[ii], non ancora in edicola, che conteneva un suo articolo. “Tu scrivi soltanto articoli per giornali per ragazzi?” gli chiese in tono perentorio uno degli ospiti, un poeta a pagamento, ma non di quelli che, ancora qualche anno prima, si riunivano in gruppi e, per questo, avevano tirato su qualcosa che poteva essere chiamata “esoeditoria”. La moglie dell’anfitrione lo guardava  sorridente, e il poeta non sapeva se dar retta alla sua pulsione orale o tirar su di botto e senza tanti preamboli l’oggetto “a” con la propulsione uretralfallica, eravamo nella fase di quella che Berne[iii], quello della psicologia transazionale, denominò “eccitazione mondana”: in società il proprietario del (-
φ) può appena accorgersi di essere eccitato, e non si sente imbarazzato perché di solito il rigonfiamento non può essere notato da chi gli sta intorno. In più, erano seduti a tavola. E anche se fosse passato al secondo grado, quello chiamato “malanno del Kent”, nessuno avrebbe mai potuto restarne abbagliato: la fase della “prudenza del pene”, lo sappiamo, è quella in cui c’è qualche dubbio sull’opportunità di proseguire l’innalzamento dell’oggetto “a” lungo il meridiano.

“Ma no, non scrive solo articoli per giornali per ragazzi, vero? Recentemente ne ho visto uno su un mensile, diciamo così, più per adulti edito, nella edizione italiana, da quell’editore connesso a una certa massoneria…” rispose un altro poeta che, per  pubblicarsi i volumi, era nella quota dei dirigenti scolastici provinciali o regionali, a seconda del posto nel dispositivo di alleanza.
“Ah, sì, su “Playboy”, precisò il poeta. “E come riesce a coordinare lo stile adatto per target così diversi?”,gli chiese, dall’altro lato del tavolo, un signore attempato che, poi, ebbe modo di identificare come un professore universitario addetto alla critica sulla poesia domenicale, anche a pagamento, ma da parte sempre dei cosiddetti poeti.
Ora, quella non era la cena mensile dei Vedovi neri di cui ai racconti di Isaac Asimov e il  poeta giornalista non era  Mort  Stellar dentro  “Senza che nessuno lo insegua”[iv], anche se, a conti fatti, c’era  anche qualcosa di stellare nel suo paradigma  di produzione per l’industria editoriale dei giornali, non fosse altro perché , all’epoca, curava una rubrica di psicanalisi per un noto mensile di astrologia dell’Editoriale del Corriere della Sera,  che, da par suo, era finito anch’esso nelle grinfie di quella famosa setta massonica, tanto che, ci pare, eravamo proprio nella fase dell’amministrazione controllata, e soldi gli autori  non  ne vedevano più.
La pagina 73 di “Topolino” n.1352 |Segrate 25 ottobre 1981
Il poeta prese il giornalino che aveva in mano quando arrivò e lo sfogliò  alla ricerca della pagina 73[v], e pensò che era , o sarebbe stato, il numero della sua casella postale per cinque, sei lustri nel paese che ha costituito il suo atto di nascita; guardò la sua ospite, che,ormai, lo stava portando al terzo grado , quando la nobiltà della pulsione fallica è evidente e, se si ha una certa sensibilità percettiva, manda il cosiddetto bagliore didonico, anche se , continuando a guardarle da sotto quella bocca  la nobiltà(del poeta) poteva vacillare ben presto  e allora, per prendere tempo, il poeta chiese al marito: “Ma non è pericoloso aprire la porta con la pistola in mano? Lei non ha il grilletto facile?”. Cercava di far rinculare la pulsione uretralfallica, bevendo un bel bicchiere di “Barbera”, che, è risaputo, in questi contenimenti, è superiore addirittura al “Barbaresco”, anche perché gli venne immediatamente in mente che per questo terzo grado fallico Eric Berne  diceva che, nel linguaggio comune, è come “avere il grilletto facile”. Se, contratto e a disagio come era, avesse guardato la moglie, di sicuro  il nobile (-φ)  sarebbe vacillato e allora il poeta avrebbe dovuto abbandonare, momentaneamente, l’allegra brigata per correre in bagno, dopo aver avuto le giuste indicazioni da parte della signora, non certo dal suo commilitone dal grilletto facile.
“Perché  diavolo lei scrive per tanti giornali dal target così differenziato?” chiese, alzando il bicchiere, un altro dei convitati. “Perché secondo me si guadagna di più” rispose l’amico poeta che gli aveva detto di raggiungerlo presso questa allegra combriccola. “Anch’io lo penso – aggiunse il poeta giornalista – “Non specializzarsi è sempre la cosa migliore, anche se io sono uno specialista in più campi. La maggior parte degli autori o giornalisti free-lance sono specializzati in qualche campo, fosse anche la bustina di minerva, e lo fanno per necessità; ci sono alcuni che traducono fumetti e lavorano all’ufficio delle imposte dirette, o altri che appartengono allo stesso ruolo impiegatizio e fanno il bioritmo, e loro il bioritmo, per quello che fanno per campare, è da un po’ di tempo che si è ingrippato”; ma non al meridiano come il suo oggetto “a”, il giornalista stava per dire,” ‘ché se la signora  non fa niente per abbassarmi la pulsione dovrò correre di là a fare un po’ di dok anche se avrei preferito l’hez, il lavoro di macina e di sfregamento[vi], con la sorridente anfitriona”.
Meno male che a tavola non c’era uno con la barba rada come Rubin che a questo punto, lì, alla cena mensile dei Vedovi neri, si era indignato, che anche lui aveva scritto di qua e di là e non tutti libri gialli, aveva pubblicato storie di sport, confessioni, romanzi fantastici: “d’accordo, allora facciamo quasi tutti libri gialli” corresse Stellar con voce piatta. “Ma per quello che mi riguarda, io non voglio specializzarmi in un campo.” La signora a quel punto sorrise al poeta, così di punto in bianco: ”Io voglio scrivere su ogni argomento che mi colpisce: mi rende la vita più interessante, e oltre a questo mi consente di essere indipendente”. Lei lo guardò con quella sua bocca e disse:”L’unica cosa che mi chiedo è come fa: per caso lavora ad orario fisso?  A proposito, domani, che è giovedì, apriamo anche di pomeriggio?” chiese al marito. “Assolutamente no” rispose. “Io scrivo quando ne ho voglia. Di solito però ne ho sempre voglia”.
“Allora sei un forzato del giornalismo…” disse il suo amico poeta. “Di che cosa ha sempre voglia?” gli chiese la moglie dell’ospite mentre gli porgeva il tiramisù.  “Ah, a proposito – prese il giornalino con il suo test – qual è il suo colore preferito?”
 “Il mio preferito? Adesso o sempre? Adesso il rosso, e sono del Toro”.
La pagine 74 e 75 di “Topolino” n.1352 |riguardanti i colori Rosso,Giallo e Verde

“Non ha  sempre la certezza di vendere quello che scrive? Immagino che abbia avuto dei rifiuti, no?” gli chiese il marito della signora del rosso e del tiramisù.
“Riesci a vendere tutto quello che produci?” incalzò il suo amico poeta e piccolo editore.  
“Sì, più o meno tutto, anche se non sempre al primo colpo. A volte mi chiedono di rivedere un articolo, e se la richiesta è ragionevole, lo faccio volentieri. Alcuni lo fanno apposta: anche perché hanno altre testate in altre nazioni e quindi usano , diciamo così, la prima stesura fuori dai confini nazionali e a mia insaputa. A volte, almeno una volta all’anno, mi capita un netto rifiuto”.
“E che  cosa se ne fa del materiale rifiutato?” gli chiese il professore universitario.
“Be’, di solito provo con un altro giornale. Non è raro che un direttore o un caporedattore accolga a braccia aperte ciò che un altro ha rifiutato. Se poi non riesco a piazzarlo in nessun modo, lo metto da parte: non si sa mai…a volte potrebbe andare bene per qualche nuova occasione, o ricevere un richiesta per qualcosa che proprio quell’articolo potrebbe coprire.”
“E non ha provato la sensazione di vendere qualcosa che è…come dire…avariato?” chiese all’improvviso un altro tipo che finora non aveva proferito parola.
“Assolutamente no. Il fatto che venga rifiutato non implica necessariamente che l’articolo sia cattivo: significa semplicemente che quel determinato direttore che,magari, è un “impagliaseggë”, lo ha trovato poco adatto al suo giornale. Difatti, non pochi test, rifiutati o non accolti da un giornale, sono stati pubblicati da altri giornali, addirittura è capitato che lo stesso testo sia stato pubblicato , in differenti tempi, da almeno quattro giornali.”
“Io vorrei l’esclusiva” disse la sua ospite,con quella bocca,  sorridendogli in modo del tutto inclusivo.
“Insomma, tutto quello che scrive vede le stampe. E’ così?” e il professore universitario scosse leggermente la testa e tracannò il bicchiere di Barbera, in segno di ammirazione e stupore.
“Sì, più o meno le cose stanno così. Eccetto, naturalmente, quando si ha a che fare con qualche idiota di caporedattore che ha in animo di farti fare una cosa, una rubrica, e magari tu la inventi e la crei e poi la fa fare a un idiota come lui. Capita anche che ti comprano una cosa e poi non la utilizzano.”
“Come succede a  Mort Stellar in Senza che nessuno lo insegua  o semplicemente perché la rivista è fallita o l’editore sia stato messo in amministrazione controllata dopo che la P2 si è presa la sua azienda?”chiese l’ amico poeta.
“Non proprio. Anche se, nel caso di Stellar, c’è la moglie del direttore che viene fatta morire con il sale, e basta un semplice anonimo passaggio in un articolo che descrive la cena mondana in cui il direttore del giornale vede l’indicazione della sua azione segreta che fa sì che costui acquisti l’articolo e lo tenga nel cassetto non permettendo così che l’autore lo pubblichi altrove avendoglielo pagato; nel mio caso, c’era questo caporedattore di un mensile che prese le copie di alcuni testi sui cosiddetti oggetti d’amore, all’epoca erano dati come personaggi femminili nella fiction dei media, e mi disse che ne avremmo fatta una serie, anche se con un taglio più divulgativo e meno connesso all’estetica, alla linguistica, alla semiotica e alla psicanalisi di Jacques Lacan che, sai, quanto cazzo gliene frega ai lettori del suo rombo e dell’angoscia.”
“E che fece? Non ne fece niente per quale motivo?” chiesero insieme l’amico poeta, l’ospite armato e la moglie che ormai era entrata a pieno titolo orale nella losanga dell’ oggetto “a” del poeta ospite.
“Teneva tutto nel cassetto. Lo vidi di persona. Una volta fui in redazione, dopo non so quanti mesi, e gli chiesi  che fine avesse fatto quel materiale. E lui aprì il cassetto e tirò fuori copia di  “Jean-Paul Sartre, Marina Vlady e lo chignon basso di Odile Versois” e “Il culo di Nadia Cassini e l’alluce di Georges Bataille”, che erano stati pubblicati su una rivista di critica del costume a tiratura ristretta[vii]. E mi disse: sì, dammi un altro po’ di tempo, lo facciamo. Poi, passarono ancora mesi ed esasperato riferii la faccenda al direttore, cosa da non fare, e , difatti, non se ne fece più niente.”
“Ma c’era qualcosa in quei testi, tipo l’alluce o il culo della Cassini, se non lo chignon basso di Odile Versois, che potevano aver prodotto qualche restrizione nel campo della morale?” , domandò perplesso il piccolo editore.
“Il giornale era il giornale americano per adulti che lo comprano per i culi.” Precisò il poeta giornalista.
“Ma magari un sondaggio mostrò che il culo della Cassini non piaceva agli americani…” disse il professore.
“Ma era per l’edizione italiana.”, precisò ancora il poeta.
“Sì, ma tu hai detto che questi, come quelli della Disney, e altri simili, usano i testi prodotti per l’Italia anche per edizioni che escono, magari, in Sud America se non in Grecia” , sottolineò l’amico poeta e piccolo editore.
“Certo. Per Stellar era il passaggio del sale.- qui, il poeta si fermò un po’ pensieroso e pensò al tiramisù della signora, e al fatto che preferiva adesso il rosso, ed essendo Toro ha “le reazioni lente ma le realizzazioni sono tanto impetuose da apparire brutali”, e intanto era arrivato al quarto grado, quello dell’orgoglio peyronico, con la punta all’in su e se non lo portava al meridiano tra dok e hez…l’avrebbe dovuto tener nel cassetto.- “Per me erano gli oggetti d’amore per come erano scritti, e per il paradigma: difatti, poi venne fuori che la moglie di questo bel tomo si mise a fare, nello stesso gruppo editoriale, una rivista del gossip che faceva il verso all’amore ai tempi di Liala e di quell’altro Principe Nero della Chiesa- condannato per crimini di guerra-  che scriveva romanzacci  parasalgariani per Sonzogno a repubblica in corso”.
“Be’. E’ costituzionale, no? E anche qui, se vai a vedere, sotto sotto, c’è la legge salica che condisce l’amore dal piatto del Regno alla scodella della Repubblica”, chiosò l’ amico del poeta, che ne aveva disposto per quella sera la condizione di ospite.

Fosse stata dello Scorpione e per il giallo, la sua ospite, una volta portatolo al quarto grado, si sarebbe organizzata meglio e con la sua pulsione diabolicamente abile e sottile…non  si sarebbe costituita come oggetto  “a” irredento per la pulsione fallicouretrale del poeta. Per questo, il tiramisù era stato semplicemente comprato prima di cena in una famosa pasticceria di Torino. ! Alain Bonheur




[i] Isaac Asimov, Tales of Black Widowers, 1974; Idem, More Tales of the Black Widowers, 1976; Idem, The Casebook of the Black Widowers, 1980.
[ii] “Topolino” n.1352, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 25 ottobre 1981.
[iii] Cfr.Eric Berne, La potenza virile, in: Idem, Fare l’amore, trad.it.Bompiani, Milano 1971.
[iv] Cfr.Isaac Asimov, Senza che nessuno lo insegua, in: Il delitto è servito, 16 racconti gialli, a cura di Carol-Lynn Rössel Waugh, Martin Harry Greenberg e Isaac Asimov, © 1984, trad.it: Rizzoli, Milano 1989.
[v] Dove c’era L’ Astrotest dei Colori, di Vuesse Gaudio.
[vi] Berne spiega|nel paragrafo de La potenza virile in “Fare l’amore”| che, nella lingua del Giardino Profumato, dok, mentre la reazione femminile è detta hez, corrisponde a bump: urto, colpo; hez corrisponde a grind: lavoro di macina, sfregamento.
[vii] “Fermenti”, anno IX, n.10/12, Roma ottobre-dicembre 1979:a fianco c’era un disegno a china piuttosto esemplare di Domenico Colantoni. Poi, i due miniracconti furono pubblicati in : V.S. Gaudio, Oggetti d’amore, Bootleg Scipioni, Viterbo 1998.