CALABRIA. Divagazione ziffiana sull'esistenza della Calabria




L'edizione italiana  di
Philosophic Turnings.
Essays in Conceptual Appreciation
La Calabria esiste davvero?Divagazione ziffiana sul nome e sul codice catastale

Il testo da cui parto è uno qualunque[i]: l’espressione “La Calabria esiste”. La domanda è: esiste davvero?
1. L’espressione “La Calabria esiste” si trova nei discorsi politici e, nell’Atlante, nella geografia politica, politico-amministrativa, nella politica, come ideologia, la Calabria, o qualcosa del genere, non esiste. La Calabria, in questa espressione, è evidentemente un sintagma nominale; inoltre, non è un sintagma nominale numerabile (come “l’arancia”), stiamo parlando di sintagma nominale, e non di nome, che, nella contrapposizione Calabria vs Arancia, produrrebbe la condizione di nome non numerabile (Calabria) vs nome comune numerabile (Arancia). Questo non significa che in italiano non vi sia un nome comune numerabile “Calabria”; piuttosto, significa che in Italia non è detto che vi sia qualche assetto territoriale politico denominato “Calabria”. Come per Dio, dicendo “Se Dio esiste, allora esiste un dio”, per la Calabria si può dire “Se Calabria esiste, allora esiste una Calabria”; o anche “Dio è un dio”, allora “Calabria è una Calabria”.
Il fatto che “Calabria” non sia né un pronome né un nome collettivo nell’espressione “La Calabria esiste” è indicato dal fatto che non è né l’uno né l’altro nei discorsi politici; che non sia né un pronome né un nome collettivo in questi discorsi è indicato da diversi fatti: dal fatto che non si trova in contesti come “Quanta…esiste?”, o “Una quantità di…esiste”; dal fatto che prende “essa” come sostituto anaforico, come in “Si può dubitare che la Calabria esista, ma non si può dubitare del fatto che alcuni uomini credano che essa esista”; dal fatto che la forma pronominale interrogativa adoperata in relazione a “Calabria” è generalmente “che cosa”; e così via.
E’ quindi sufficientemente chiaro, come scrisse Paul Ziff per “Dio” alla fine del primo paragrafo, nell’espressione “La Calabria esiste”, “Calabria” è un nome proprio o, in breve, un nome[ii].

2. Lasciamo perdere il fatto che un nome può essere introdotto, in un particolare discorso, o con mezzi sia extralinguistici sia endolinguistici, o soltanto con mezzi extralinguistici.  Non ci chiediamo nemmeno se, come “Dio” che è stato introdotto, nei discorsi religiosi in cui si trova, solo con mezzi endolinguistici, la Calabria sia stata introdotta, nei discorsi politici dopo che sia stata introdotta nella geografia politica, solo con mezzi endolinguistici, anche perché è altamente improbabile: gli uomini, fuori dall’ambito amministrativo, non hanno alcun mezzo endolinguistico. Gli uomini calabresi, qualora la Calabria esistesse davvero, potremmo mai crederli capaci di poter introdurre nella geografia politica la Calabria solo con mezzi endolinguistici, ancorché, per paradosso, questi mezzi fossero forniti dalla lingua nascosta, detta “ammašcante”[iii]?
Comunque “Calabria” è un nome come “Vincenzo” o come “Trebisacce”, ma non come “Dio” o come “Italia”, solo che “Vincenzo” può essere il vostro nome, e non è detto che siate un “pollo”, a differenza di “Trebisacce”, che non è un nome proprio, né un nome comune, è il nome di un comune che si trova nella geografia politica in riferimento all’ambito territoriale, col codice catastale L353,  della Repubblica d’Italia.

3. Per introdurre un nome in un discorso con i soli mezzi endolinguistici, è necessario associare al nome certe espressioni del discorso. Poiché a queste espressioni saranno associate determinate condizioni, ne deriva che al nome saranno associate determinate condizioni.

La Lebenswelt: che cos’era
quando V.S.Gaudio ne fece
un genere da: V.S.Gaudio,
Lebenswelt, Torino 1981.
 Consideriamo il nome “Gaudio di Calabria”: vi dico che Gaudio scrisse delle Stimmung e delle Lebenswelt, e anche un manuale di caratterologia francese e astrologia, ebbe cura della rubrica dei Test per il quotidiano “La Stampa”, edito dal torinese Agnelli; vi dico che intorno alla fine del secolo XX  un editore della Tuscia gli venne a stampare un bootleg a Rossano Calabro dal titolo “Manualetto della Mano Morta”, e la Chiesa s’adirò, non con lo stampatore inesistente perché fallito né con l’editore ma, con il presupposto autore che fu scomunicato, perseguito e messo al rogo, allora egli profferì il nome di Mocenigo e gli Inquisitori pensarono che fosse veneziano, così fu portato in cantina e insieme, trincando a più non posso e cantando le canzoni più oscene e indicibili, fecero una nuova versione dei “Carmina Burana” in dialetto calabrese.
Ho introdotto ora il nome “Gaudio di Calabria” nel mio discorso: l’ho introdotto associando ad esso certe espressioni e quindi un determinato insieme di condizioni. Per ciò il referente del nome “Gaudio di Calabria”, se ce n’è uno, è quello che ha soddisfatto un determinato insieme di condizioni, un insieme di cui fanno parte le condizioni di essere un uomo, un abitante di Calabria intorno al XX secolo, l’autore di certi trattati dell’approccio tattile, della poesia e della scrittura, dell’astrologia colta, della caratterologia, della psicanalisi e della psicologia comportamentale, ecc.

4. Per esprimermi in un modo che secondo me è abbastanza consueto e relativamente non problematico, dirò che l’insieme di condizioni associate a un nome determina il nostro concetto del referente del nome. Ammesso, dunque, che sia stato introdotto nel nostro discorso il nome “Gaudio di Calabria”, ora voi avete, anche a Philadelphia, un determinato concetto di Gaudio, anche se, al momento, non siete sicuri che ci sia qualcosa di territorialmente geometricamente definibile chiamato “Calabria”, anche se avete amici calabresi non solo a Philadelphia ma anche a Pittsburgh.

5. Anche se a un nome sia stato una volta associato un particolare insieme di condizioni, un’altra volta può venirgli associato un insieme di condizioni leggermente diverso o anche radicalmente diverso dal primo. In questo caso, il concetto del referente del nome verrà molto probabilmente modificato.
Minni: è la cover del n.1
dell'edizione italiana
The Walt Disney Company
Italia Spa: anche l'edizione
brasiliana avrebbe contenuto
la rubrica di Marisa Aino
Il vostro attuale concetto di Gaudio può dunque impallidire, anche se siete di Oristano o di Biancavilla(Ct), e alterarsi con il tempo. Può darsi che scopriate che egli non scrisse il “Manualetto della Mano Morta” e quindi vi chiediate: “Perché mai allora l’avrà chiamato Iuzzolino da London per “Channel Four”? Oppure può darsi che scopriate che non era lui quello che scriveva per “Topolino” e  che fu definito, dalla stessa direttrice, “la colonna della Disney”, e quindi vi chiediate: “Perché mai allora la segretaria addetta alle relazioni con l’estero telefonò quella volta a Marisa Aino per dirle che la sua rubrica “Frutta e Fiori in Cucina” sarebbe apparsa anche nell’edizione brasiliana di “Minni”? O scopriate che non visse nel XX secolo in Calabria perché non esiste nessuna terra chiamata “Calabria”: in questo caso, avrete un concetto di Gaudio radicalmente diverso, anche se avete fatto le elementari con lui a Trebisacce paese.
Il nome è un punto fisso in un universo in movimento. Ma, man mano che il mondo gira, e con esso anche la Repubblica chiamata Italia, il nostro concetto del referente di un nome, ancorché sia cittadino dell’Italia, può subire modificazioni.


6. Si può rispondere esattamente allo stesso modo a tutti gli interrogativi come: se il nome “Gaudio di Calabria” abbia un referente, se Gaudio sia mai esistito, se sia mai esistita una persona come Gaudio o se sia mai esistita un qualcosa che risponde al concetto che abbiamo di Gaudio e di Calabria, a meno che non sia di Venezia.
Bisogna specificare quale sia l’insieme delle condizioni rilevanti associate al nome e poi determinare se qualcosa o qualcuno abbia mai soddisfatto le condizioni di quell’insieme.

7. Se il nome “Calabria” abbia un referente, se Calabria esista, se esista uno stato territoriale come Calabria o se esista qualcosa, anche un codice catastale, che corrisponda al nostro concetto di Calabria, sono tutte domande alle quali si può rispondere esattamente nello stesso modo e precisamente nello stesso modo in cui si risponde alle domande analoghe che riguardano Gaudio.
Bisogna specificare l’insieme di condizioni rilevanti associate al nome e poi determinare se qualcosa o qualcuno soddisfi le condizioni di quell’insieme.

Ricevuta raccomandata at Centro
di Servizio II.DD. Salerno
di un utente della Calabria

L’insieme Gaudio, se andiamo a vedere, ha un codice fiscale; l’insieme Calabria non ce l’ha; il capoluogo di Provincia, Cosenza, come insieme di amministrazione, ha un codice catastale; l’insieme di amministrazione della Provincia, non solo a Cosenza, non ha un codice catastale. Addirittura, le dichiarazioni di reddito di questo insieme che non ha codice fiscale venivano inoltrate, ancora nel secolo XX, al cosiddetto Centro Servizi di Salerno, che ha un suo codice catastale che non comprende tutti i codici catastali immessi nel codice fiscale di ogni cittadino italiano nato in questo presunto territorio amministrativo-politico chiamato “Calabria” ma senza alcuna definizione catastale.

8. Se l’interrogativo sull’esistenza di Calabria sia un interrogativo autentico, tuttavia, dipende da due ben distinti fattori: primo, dalla intelligibilità, e quindi dalla delimitazione territoriale, delle condizioni associate al nome; e , secondo, dalla coerenza di quell’insieme di condizioni.
Per decidere se le condizioni siano intelligibili e, in tal caso, se siano coerenti con se stesse e reciprocamente, è necessario determinare con precisione quali esse siano.

9. Il primo problema, dunque, consiste nello specificare le condizioni associate al nome “Calabria”. Ed è qui che trova il proprio posto la confusione endemica nei discorsi politici, figuriamoci nei comizi. I vari gruppi politici, ammesso che ancora esistano anch’essi, hanno probabilmente concezioni della Calabria divergenti e perfino contrastanti. Presumibilmente, la Calabria dei comunisti, ammesso che ancora esistano, è identica alla Calabria del popolo della libertà, ammesso che sia compreso nel popolo chi non partecipa ai fasti dei vari consigli d’amministrazione, fosse pure una semplice fondazione politico-culturale: tuttavia, i comunisti credono che il referente del nome “Calabria” soddisfi la condizione di essere una regione che assegni definitivamente, da qui all’apocalisse, tutta la terra occupata a chi, nel corso degli ultimi dieci lustri del XX secolo, l’ha occupata e ci ha messo sopra qualunque cosa, una pietra, uno sterco, un cetriolo, una rapa, un pollaio, uno stabilimento balneare, una piscina, un campo sportivo, un albero, una pistola, una zappa, un cadavere, un asino, un cane, un gatto, un serpente, un forestale, una macchina senza ruote, una barca, un remo, un lavandino, un water, un rubinetto, un’antenna, una pisciata, ecc.; mentre il popolo della libertà crede che il referente del nome “Calabria”, oltre alla condizione soddisfatta per i comunisti, soddisfi la condizione di essere una regione solo e se è stabilito dal comitato d’onore, recentemente scoperto, di quell’associazione  “culturale” di un calabrese che risiede a Roma, o, se la Calabria esisterà, nel Lazio.
All’interno del medesimo gruppo politico, è probabile che i membri del gruppo abbiano concezioni diverse di Calabria; e anche un singolo membro di un gruppo politico avrà probabilmente concezioni differenti di Calabria nei diversi periodi della sua vita.

10. La faccenda è che le condizioni non problematiche possono essere associate ai cittadini italiani che in qualche modo, con il loro codice fiscale, rientrino in una preordinata delimitazione territoriale che comprenda un determinato numero di codici catastali. Pertanto, chi avrà, nel proprio codice fiscale, uno di questi codici catastali sarà ritenuto e indicato, a sua richiesta, anche come “calabrese”, ammesso che nulla osti a formare un’amministrazione regionale dotata, infine, di codice catastale d’insieme. Così accadrà che, ad esempio, chi è nato a Cutro, pur attivando alleanze e dispositivi anche di riproduzione in altre terre, ad esempio a Reggio Emilia, finalmente farà ritorno a casa, nell’amata, indimenticata Calabria; o chi è nato nel florido alto Ionio, pur attivando il dispositivo di sessualità con la sola enunciazione di un ruolo esecutivo dell’ordine, potrà finalmente trovare risoluzioni culturali, anche dopo efferate violenze e indicibili soprusi,  grazie al comitato d’onore di quell’associazione culturale che ha le radici profonde nel comune spirito della fratellanza e dello spirito calabrese e che, attraverso il sistema stradario nazionale, non può che portare alla città della burocrazia statale più assoluta e inquietante.
Le condizioni problematiche sono quelle che, più delle prime, ostacolano la possibilità di circoscrivere l’insieme amministrativo e chiamarlo finalmente Calabria a pieno titolo. Quel che si intende, ordinariamente, per “Calabria”, fra le condizioni problematiche, è onnipotente, onnisciente, eterna, creatrice del mondo, è una galassia, uno spirito, la causa di se stessa e forse anche dell’Argentina, dell’Albania, del Canada e di buona parte degli Stati Uniti d’America, per non parlare dell’isola di Ghawdesh, ecc. E’ insomma come Dio, e se qualcuno dovesse sostenere che una concezione tradizionale di Dio e della Calabria è incomprensibile, credo che poggerebbe la sua tesi su una previa dimostrazione che condizioni di questo genere sono fondamentalmente inintelligibili. E quando le condizioni sono inintelligibili, si suppone che non sia possibile capirle.

11. La comprensione ammette dei gradi: io so che se qualcosa soddisfa la condizione di essere una regione onnipotente, allora non c’è nulla che la Calabria non possa fare per mancanza di potere; una simile regione potrebbe trasportare una pietra dalla Calabria all’Argentina, e forse dalla Luna a Marte passando per la Lombardia e l’Emilia Romagna, dove ha sempre pronto in spiaggia la sedia a sdraio e l’ombrellone e in mare il pedalò, in meno di un secondo, e nel frattempo raccoglie tutti i fichi d’India che ci sono nel Giardino dello Zen dell’Arancia di Mia Nonna e li serve, senza beccarsi una spina ch’è una, a tutto il Comitato d’Onore di quell’associazione culturale anzidetta che sta facendo il bagno nella Sibaritide. So che , se la Calabria è causa di se stessa, non possiamo allora riuscire a trovarne un’altra causa. So che, se qualcosa è la creatrice del mondo, allora, prima del suo atto di creazione, il mondo non esisteva. E così via. Il fatto che io possa fare inferenze simili indica che ho una certa comprensione delle condizioni presupposte.

12. Non intendo sostenere che quelle che ho definito le condizioni problematiche, che sono associate al nome “Calabria” non pongano ogni sorta di problemi concettuali, compresi problemi di verifica e di conferma. Per esempio, c’è una differenza fra la condizione di essere come Calabria uno spirito e quella di essere spiriti? Se c’è, come facciamo a contare gli spiriti, basta contare i calabresi? Anche quelli nati a Torino, Modena, Padova, Milano, Genova, Reggio Emilia, Bologna, Ravenna, Forlì, Argentina, Canada, Stati Uniti d’America, Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Russia, Croazia, Brasile? Naturalmente non si crea qualcosa dal nulla; parliamo così di creare una confusione, un disegno: anche in questi casi, la creazione ha luogo in un certo ambiente, in determinate condizioni ambientali. Concepire che prima non vi sia nulla e poi qualche cosa, è molto difficile. Come è venuta fuori la Calabria? In quali condizioni ambientali? E dal nulla, com’è potuta farsi e definirsi “Calabria”?

13. Sembra dunque ragionevole ritenere che chiedersi se la Calabria esiste costituisca un interrogativo intelligibile. Ma la difficoltà incontrata nel provare l’esistenza o la non esistenza della Calabria è  palesemente attribuibile, in parte, al carattere di quelle che abbiamo definito le condizioni “problematiche” che sono associate al nome “Dio” e “Calabria”. Tutte queste condizioni sembrano comportare una specie di estrema forma di generalizzazione o di astrazione. Così, la condizione di onniscienza è una evidente generalizzazione della condizione di essere istruiti o colti, come dimostra l’esistenza di quell’Associazione Culturale Calabrese con tutti i calabresi  che hanno la condizione spazio-temporale, se non di “Dio”, degli spiriti, non ebbe a riferire codesta associazione che più di cinquecentomila spiriti calabresi  hanno il loro esserci spazio-temporale eterno nella Capitale del Mondo, quella più vicina a Dio? Il calabrese che è rimasto o è  ritornato, anche se non voleva, in Calabria non è dunque uno spirito, come quegli altri che vivono nella città eterna e nell’universo, nella galassia: questo è un essere semplice che dice talvolta di trovare difficile tenere l’anima, che non sa nemmeno che cazzo sia, unita con il corpo. Anche con gli skinny-jeans non solo della Levis.

14. La difficoltà di dare una risposta definitiva al quesito relativo all’esistenza della Calabria è, tuttavia, solo parzialmente imputabile ai problemi suscitati da quelle che abbiamo definito le condizioni “problematiche”; in realtà, essa è dovuta principalmente al fatto ch si tratta di rispondere non a una, ma a un numero indefinito di domande. Il fatto che formuliamo ognuna di queste domande con l’espressione “Esiste la Calabria?”, dimostra solo che mettiamo nomi vecchi a nuovi usi. Il senso della domanda “Esiste la Calabria?” dipende dalle condizioni associate al nome “Calabria” e al suo codice fiscale.

15. La teoria fiscale contemporanea, tuttavia, non è sufficiente a provare l’inesistenza della Calabria; basta tutt’al più a stabilire che non esiste la Calabria quale la concepisce ora l’uomo, o il calabrese, comune.
La concezione che l’uomo, e anche il calabrese, ha del mondo in cui vive si trasforma; c’è dunque da aspettarsi che si trasformi anche la concezione che egli ha di una regione che ha creato il mondo. La domanda “Esiste la Calabria?” può quindi essere concepita in modo nuovo e, così concepita, può richiedere una nuova risposta: Non prova nulla il fatto che le risposte alle domande del passato siano state sempre negative, anche perché i calabresi erano andati via tutti, ecco perché, per onore di firma e di gettone, si associano nel Mondo intero e domani può darsi che saranno proprio loro a darci la risposta alla domanda di domani, forse, quei gran cervelloni lo sapranno, dovrà essere formulata diversamente: “E’ mai esistita la Calabria?”. E allora chi cazzo sono quegli associati, calabresi di che cosa? by v.s.gaudio




 
Cover del bootleg Scipioni(Viterbo) del “Manualetto della Mano Morta”(vedi punto 5.) fatto stampare dallo stesso in una tipografia chiusa a Rossano Calabro(Cosenza), da dove ha origine il Sistema della ruota della Dama Nera e l’Associazione Culturale dei Mitici Calabresi all’azimuth burocratico, amministrativo e legislativo dello Stato: al momento in cui il poeta produce la domanda-esposto per il cambiamento-ripristino del cognome, cambiatogli, violando l’articolo 22 della Costituzione,  al Ministero dell’Interno il responsabile del procedimento è uno di questi Mitici d’Onore, è come se la domanda-denuncia fosse al vaglio dello stesso luogo ombelicale in cui è avvenuta la violazione genetico-amministrativa e fiscale sul nome e l’identità del poeta.

[i] Come fa Paul Ziff, “DIO”, in: Idem, Itinerari filosofici e linguistici, Ó Cornell University Press, TIthaca 1966; trad. it. Laterza Bari 1969.
[ii] Ibidem.
[iii] Cfr.John Trumper, Una lingua nascosta. Sulle orme degli ultimi quadarari calabresi, Rubbettino editore, Soveria Mannelli 1992.

□ La divagazione ziffiana è stata scritta prima del referendum  sulle trivelle, e, naturalmente, prima che si conoscesse il risultato, imposto, ad ogni modo, dall’incaricato diretto al Governo, per la riforma degli acronimi sulla tassa dei rifiuti, e da chi lo aveva chiamato con il semplice soffio  di quell’essere automatico di Bilderberg che deriva dal dispositivo di alleanza cattosocialcomunista □