Lebenswelt con Mario Genco│Un pesce è un nome; il pescebestino è il Diavolo



La foto della cover è di Mario Genco
MARIO GENCO
NUOVO TRATTATO GENERALE DEI PESCI E DEI CRISTIANI

CAP. 1
L’isola è l’ultima a ponente dell’arcipelago di ponente. E’ l’unica, insieme con un’altra laggiù nello sprofondo del Canale, dove tutti sono stati pescatori nonni padri figli fratelli di pescatori. Il postino e l’impiegato del dazio, il tabaccaio e il generale paralitico in pensione che è morto pace all’anima sua. Padroni di barche belle pesanti di legno, degli scafi in vetroresina hanno sospetto perché il mare è gravoso, assai.


TONNO.Nomi.Latino, Tynnus. Italiano, Tonno.
Scelta.
Giovamenti.
Nocumenti.
Rimedi.
Il pescebestino non è un pesce, il pescebestino è il Diavolo.
Il pescesqualo gran bestino fa gli affari suoi, con i pescatori non s'immischia né loro con esso.
Annelie Vandendael ft. Marisa Aino │ Marufish
Un pesce è: una data, un ricordo, una donna, un lutto, la gioia di una nascita, la mancanza dopo un addio, un paragone,  l'interruzione di una partenza, un nome, una 'ngiuria, uno sberleffo. E' un  segnalibro fra le pagine del loro libretto d'imbarco e sbarco su questo mondo.
Un pesce è una ninnanna.
Un pesce è una paura.
La lunga notte del Pesce Luna cominciò a tradimento quando avevano in bocca ancora un sapore di aragosta, singolare caratteristica di quel grosso pesce.
Un pesce è una rivelazione.
Il pesce Ricciola seguiva la scia della barca, su cui pochi minuti prima era stato issato a bordo un compagno di branco.
CAP.2
I NOMI DEL MARE


u marë du pantànë © blue amorosi │mar ionio meisterpunkt  
3 ottobre 2016 – 10.56
U Mari ‘a Cernia, secca a forma di lingua che esce da Calabianca.
U Mari ‘i Papiceddi, erano una famiglia di trapanesi, ritrovarono fermate da queste chianche le nasse perdute.
U Mari ‘i Greci, che ci venivano a spugne.
Nomi che dico a rosario.
‘A Ntorcia.
‘A Scarpa.
‘A Carina che è una secca a forma di carena, sarà lunga cinquecento metri.
U Firniolo.
L’Orlo dell’Acqua.
Più lontano da terra è la Campana davanti a Punta Libeccio.
La luce picchiusa che s'è accesa è il faro, una pena. Era la spada di luce dell'Arcangelo Gabriele, lo vedevamo dai banchi, dalla Seccanova.
CAP.3
Faro di prima, luce potentissima a guardia del Canale fino ai banchi tunisini: millecinquecento Watt di fulgore, trentasette miglia di portata luminosa, uno in più della Lanterna di Genova, ventidue di portata reale.
Si chiama Punta Libeccio.
-Anno di costruzione: 1853.
-Torre:ottagonale in muratura.
-Altezza  dalla cima alla base: m.24,40.
-Altezza sul livello del mare: m.73,20.
-Colorazione esterna: bianca con fascia centrale nera.
-Settori occultati: visibile fra 298° e 151°(213°)
Il faro assorbe le anime degli uomini suoi custodi prigionieri.
L’asina Rosella che apparteneva al ruolo ordinario del Comando della Zona dei Fari e del Segnalamento Marittimo di Messina, da cui l’impianto di Punta Libeccio dipendeva, era l’asina assegnata in servizio al faro; a quei tempi, ogni faro particolarmente disagiato aveva in forza un’asina.(…)Il tempo passò. Rosella invecchiava beata e sfaticata. Un giorno d’estate, sul finire degli anni sessanta, (…)non videro l’asina. La cercarono prima con gli occhi, perlustrarono poi i sentieri appena visibili fra le macchie di erica e di lentisco, in motocicletta fecero la trazzera fino al paese e lì chiesero di Rosella, non l’aveva vista nessuno, tornarono a battere gli anfratti scagliosi della costa e scrutarono con il binocolo l’ampio mare dal culmine della torre del faro. Nessuno vide più Rosella del faro, né morta né viva.
Il Seben "Occhionero"
con cui non si fece luce
sull'Asina del Faro di Punta Libeccio
Si pensò di osservare, badando al reticolato rapportatore Aquino, fra 298° e 151° , se l’asina fosse volata in cielo ed essendo in servizio al faro da lì servisse alla navigazione astronomica, e più notti ci mettemmo col nostro Seben, ma niente, visibile fra 298° e 151° un buco nero o era nero l’occhio del telescopio stesso. Anche perché a est sul punto più alto, che è il mezzopunto Sole/Venere di Marisa Aino, faceva luce il sole stesso del poeta e all’altro vertice, a nord-ovest, pensa tu, faceva luce, a scandaglio, la luna stessa del poeta-osservatore, ed era quello anche il mezzopunto Marte/Giove della sua consorte, essa stessa osservatrice e navigatrice.


CAP.4

I NOMI DELLA COSTA
Scugghiazzu/Sutta u Canaleddu/Punta du Canaleddu/Punta San Giuseppuzzu/
Sutta a casa di l’avvocato/
Bagnu i masculi/Bagni i fimmini/Zotta u parrino a chianca/
(…)
A macchia di chiappara/
(…)
U Libànu/A praja du Libànu/Tutta ‘a chiana ruta/
U scogghiu niuru/ I du’ frati/
(…)
CAP.5
Ci sono due numeri nel conto racconto: il “31” a forma di pero, il “37” davanti al Camposanto. Fu buco, improvvisa avaria della memoria scandaglio? O pigrizia, o lunatica di rete afferrata per la prima volta.
CAP.6
Situazione Antropica  nella lingua delle parole lunghe significa: chi è e come vive l’uomo in un certo punto della terra.
RELAZIONE:
“Per quanto concerne l’iola, la flotta è ridotta a poche piccole barche.(…)”
CONTRORELAZIONE:
“La flotta peschereccia dell’isola conta nove unità adibite alla pesca del cianciòlo e dieci adibite alla pesca a strascico. Sono inoltre presenti unità di modeste dimensioni che esercitano entro poche miglia dalla costa, in numero di quattro nel periodo estivo e di dieci nel periodo invernale.(…)”.
CAP.7
“Ho fatto un sogno, no, non ve lo racconto, più tardi.”
TRIGLIA. Nomi. Latino, Mullus barbatus. Italiano, Balbone & Triglia.
SARDA.Nomi.Latino, Sardina e Sarda. Italiano, Sarda, e quando è Sardina si sala e chiamasi Alice, e quando è Sarda si sala parimenti, e chiamasi Sardella.
Scelta.
Giovamenti.
Nocumenti.
Rimedi.
CAP.8
“Quei tempi che io li chiamo i tempi primitivi, sono contento di esserci stato e che prima di me c’era stato mio padre e che me li raccontava.”
Una barca peschereccia con sette marinari, oltre del padron d’essa Benedetto Bruno, partiva negli ultimi mesi del valicato mese dall’Isola delle Femmine, presso Capaci, per alla volta di Maretimo, da dove faceva vela più tardi, carica di pesci, diretta per Palermo.
Due lapidi ricordano i pescatori che sparirono nel naufragio eterno delle guerre.
CAP.9
Nell’altra isola, nello sprofondo del canale, ci fu l’Ospedale da Campo N°870.
CAP.10
“Passò la guerra, che non si fa scordare. Dall’isola cominciava un canale stretto ritagliato a misura fra i campi di mine fino alla Tunisia, era pieno di navi nostre che cercavano di passare in quella specie di trappola, mentre le navi dei nemici stavano alla posta e il cielo bombardava ogni ombra che galleggiava.”
-Istruzioni che debbono tenere presenti gli agenti semaforici, il personale delle Capitanerie ed Uffizi di porto, i sorveglianti delle opere idrauliche, i reali carabinieri, le guardie di pubblica sicurezza, quelle di finanza, forestali, comunali, campestri ed in generale tutti gli agenti di pulizia giudiziaria per la vigilanza sulla pesca:
-Art.22, La pesca delle aragoste è vietata dal 1° febbraio al 1° maggio di ciascun anno.
(…)
-I cappotti ai marinai della Kalsa.-
CAP.11
I nomi di razza vecchia sanno di terra, che arrivarono dai paesi del Regno, coloni mezzo coatti e mezzo pionieri messi lì dal re Borbone a salare le sarde, qualcuno a dimenticare e farsi dimenticare. Secoli e secoli di pescatorìa non hanno potuto tramutare quei nomi nati in terrazzati.
CAP.12
Qui abitò il nome Milletari. Proprio e unicamente il nome, l’uomo che lo portava per molti anni volle conoscere del mondo quanto gliene mostrava la porta finestra della sua locanda, miserrima ma senza concorrenza nel paese.
CAP.13
“Mi vergogno un po’ ma ormai l’ho detto e come va, va…
Vi conto il sogno.
Parlata tra P, io pescatore e M.,mammarina monachus.
CAP.14
La polvere delle onde scavalca le case fino alle ali dei gabbiani in bilico sul controvento e da occidente i venti alti spingono a perdere ricordi e odori di rosmarino e di timo.
(…)
Onda lunga cammina cammina malotempo si avvicna.
Onda lunga annaculìa malotempo a poppavia.
(…)
“Il pescespada è mestiere, se uno non c’è nato, di fortuna e di noia e di spesata forte, l’esca di sgombri congelati norvegesi costa ogni anno dippiù e Iddu Lui non ti scrive oggi tot, ci sono giorni che il conzo torna a bordo pulito pulito, un rosario.”
TESTUDINE.Nomi. Latino, Testudo. Italiano, Testudine & Tartaruga. Sono animali di mezzana natura tra gli animali & i pesci, come le lumache.
Scelta.
Giovamenti
Nocumenti.
Rimedi.
ORATA.Nomi. Latino, Aurata.Italiano, Orata.
Scelta. La megliore è quella che è presa d’inverno in alto mare, & non in mare morto & il principato hanno quelle che son prese nei mari di Levante.
Giovamenti.
Nocumenti.
Rimedi.
25 marzo 1936. Un promemoria intitolato “Mare Nostrum” del commissario governativo di Porticello, paese di pescatori a levante di Palermo, al prefetto, sull’uso della lampara nella pesca del pesce azzurro.
CAP.15
Un giorno il giorno nacque bianco sull’isola e Pietro U Baracchiere che da giovane era capace di tenere su con l’arnese naturale un bugliolo raso raso di sarde vive, e ora da vecchio era fra i primi a scendere verso gli scali, strinse le sue cento e mille rughe a gomitolo ma non vide il mare.
CAP.16
“Tutti i pescatori, basta che sono poco poco valenti, sanno pigliare tutti i pesci: con l’amo e la canna, con la rete a strascico e il cianciòlo, la palamitara, la ‘mposta e l’acciara alacciara per le alacce, il tartarone; con la rete lampara, che forma una specie di vasca chiusa in fondo e dentro ci si raccoglie il pesce di minutaglia, quello che serve per le esche; con le nasse e la traina, col rizzaglio; con le tre maglie per i pesci di pietra scorfani e lappanazze, la pavonessa e la capra punta polpi insieme con i luvari i praj i saraghi, non perdonano nullo pesce; con le trappole di cannizzi per caponi e nfanfari d’ottobre, invitati a morte dal loro piacere d’ombra sotto quelle tettoie di tavola e frasche di palma; con il conzo summo o di fondo: ma ognuno ha la sua specialità, il suo mestiere.”
CAP.17
La draunara è tromba marina, regina di bufera.
Cinque sono le chiaghe di Nostro Signore Gesù Cristo/
Tu che a mare sei/Io che in barca ho stato/
Abbassa il mamarino/che Dio l’ha comandato.
(…)
Nella lingua del mare parlato il morire si dice, si può dire, tirarsi il ferro oppure dare fondo. Salpare dalla vita, ancorarsi alla morte.
Sinistri marittimi.
Disastri marittimi.
I drammi del mare.
Naufragi.
L’isola è popolata stabilmente da meno di tre secoli, che non sono molti…
EPILOGO
La particolare specie di homo piscatorius maretimensis si è virtualmente estinta nel Mediterraneo la sera di sabato 2 febbraio: alla soglia dei novant’anni è morto Vincenzo Ricevuto. Era l’ultimo della sua generazione – il conto dei patriarchi superstiti si fa presto, sulle dita di due mani ti dà il resto- e il solo a trasmettere memoria scritta della comunità marinara diu cui da un secolo all’altro è stato protagonista e testimone.
APPENDICE


V.S. Gaudio sta leggendo U LIBRU: pagina 109
del Nuovo Trattato Generale dei Pesci e dei Cristiani
U LIBRU
Dicono che nell’isola c’è una biblioteca e nella biblioteca un unico libro senza titolo, né data né indicazioni d’autore e stampatore. Dicono che il libro ha trecentosessantasei pagine, è rilegato con pelle di foca e ha sul dorso e sulla coperta intarsi d’avorio marino.
‘U LIBRU-LA CONGIURA
Conversazione telefonica intercettata alle ore... sul Mammarino o il Mammadrau. C’era una volta, quasi cinquecento anni fa, un feroce pirata turco che si chiamava Mohammed al Dragut, Vicerè di Algeri, Signore di Tripoli e di Mehedia. Era il terrore di tutti coloro navigavano nel Mediterraneo e abitavano sulle sue coste e isole. Arrembava vascelli, incendiava paesi e città, passava a fil di spada chi non si arrendeva e vendeva schiavi i prigionieri, a centinaia, sui mercati di Algeri e di Tunisi. Intere flotte cristiane gli davano la caccia e altrettanto faceva lui nei loro confronti. Aveva ottant’anni quando morì, colpito in fronte da una scheggia di pietra staccata da una palla di cannone, mentre assediava il castello di Gozo, nel 1565.(…) Tanto terribili erano state le sue scorrerie, e tanta spaventevole e sinistra fama gli avevano ingigantito attorno i racconti tramandati da generazioni, che in tutte le isole della Sicilia, dalle Eolie alle Egadi, il suo nome fu usato dalle madri come spauracchio per tenere buoni i bambini. Il nome(…)era diventato Mammadrau.
‘U LIBRU- VAMPATA ROSSA
Il “postale” era un bastimento a vela, probabilmente uno schifazzo che prima di dare fondo a Marettimo faceva scalo merci e passeggeri a Favignana e Levanzo.
‘U LIBRU- IL VISITATORE INGLESE
La notte della festa della Madonna di Trapani dell’anno 1894, lo scrittore inglese Samuel Butler sbarcò sull’isola rocciosa.
‘U LIBRU- IL PRIGIONIERO
…fui ricondotto prigioniero nel palazzo della capitale del Regno.La prigione…mi calarono con una corda da una piccola porta a sbarre di ferro…cella costruita da poco…
‘U LIBRU- UPSETTING OSBORNE.
In primo piano nella foto, una lapide trasmette dall’ombra e dalla corrosione del tempo il suo messaggio di remota pietà: “Sacred/to the memory of/Peter Osborne”.
‘U LIBRU- IL CAPITANO
Il capitano Charles R.Webb della marina mercantile degli Stati Uniti appena arrivò a Palermo copn lo schooner Alice L.Webb, di 111 tonnellate, decise di vendere al migliore offerente la sua vita di marinaio insieme con il suo bastimento.
'U LIBRU- PITONZO BAR
pagina 130
‘U LIBRU- PITONZO BAR
Il bar riaprì il giorno che la nave fece naufragio, erano trascorsi molti anni. L’insegna era al suo posto sulla porta vetrata, c’era e basta. E il bar era al suo posto. E le quattro donne, la madre e le tre figlie Prima, Seconda e Terza: vecchia la madre e le figlie di identità incerta, né vecchie né giovani, né belle né brutte, né alte né basse.La famiglia di Pitonzo. Parentela che non dichiararono spontaneamente mai, né interrogate confermarono o smentirono.
‘U LIBRU- UNA FAVOLA PICCOLA
Il gabbiano vecchio rimproverava i gabbiani giovani che non avevano neppure imparato a pescare e a stormi sempre più gremiti svolacchiavano attorno ai grandi depositi di immondizie, da cui si alimentavano scialando senza affaticare le ali e gli occhi.
‘U LIBRU- BALENE E DINTORNI
Vecchio capodoglio è una pellaccia, invece che di seppie e calamari, forse sta facendo scorpacciate di gronghi, anguille, spigole e cefali, che nelle acque inquinate e limacciose sguazzano e prosperano.
‘U LIBRU- LA BARCA ARIA
Era stata costruita e armata per correre sul mare a catturare i venti gagliardi.
‘U LIBRU- FRAMMENTI
PESCE MOSTRUOSO.
PESCIOLINO OMICIDA.
LA PESCA DELLA FOCA.
PESCA DI UN CETACEO.
LA LOTTA AL DELFINO.
UN CETACEO DI 12 METRI.
‘U LIBRU- A PROPOSITO DI MATTANZA
Nella “storica” tonnara di Favignana il rais – parola che una volta si scriveva con l’iniziale maiuscola – ha rinviato la prima mattanza della stagione 2002 in segno di protesta contro i proprietari dell’impianto, che non avevano voluto prestare i loro barconi per trasportare i turisti sul luogo del mattatoio liquido chiamato “camera della morte”.
APPENDICE FOTOGRAFICA

!a Daniela Saitta, l'Art-Director di "Lunarionuovo", che ha nome di aria e non di mare, a cui chiesi di chiedere a Genco se aveva il file di un paragrafo d’u libru, quello del Pitonzo Bar, che volevamo mettere quest’estate su “Uh Magazine”, e che, poi, lei, che ha una memoria di balena e non è sarda né alice e nemmeno sardella, come la barca Aria era stata costruita e armata per correre sul mare a catturare i venti  gagliardi può darsi che sia andata al mare e Pitonzo, con tutto il Bar la moglie e le figlie Prima Seconda e Terza, sia naufragato. O fu  improvvisa avaria della memoria scandaglio di cui al Cap.5?